Negli ultimi mesi, c’è stata un’inversione a U del clima internazionale in materia di bilanci pubblici.
Dopo molti anni in cui si sono cantate le lodi della politica di bilancio per le più svariate finalità (contrastare gli effetti della crisi dei subprime o del Covid, supplire ai limiti della politica monetaria vincolate dai tassi di interesse a zero, rilanciare la produzione domestica, migliorare le infrastrutture ecc.), ora ci si interroga sui rischi connessi agli eccessivi debiti dei paesi avanzati e ancor più di quelli emergenti.
Questi temi sono stati al centro dei meeting annuali (lo scorso aprile) del Fondo Monetario e della Banca Mondiale.
L’allarme è stato lanciato dal Fondo Monetario, secondo cui i debiti pubblici a livello globale nel loro insieme stanno per raggiungere il 100% del Pil globale.
L’allarme è aggravato dalla politica del dazi e dall’incertezza che sta provocando sui commerci di tutti i paesi.
Ora arriva anche la notizia del declassamento del debito Usa.
Buon ultima fra le grandi agenzie di rating, Moody’s ha declassato di un gradino, da AAA a AA1, il debito pubblico americano.
Come era facile immaginare, la reazione dell’amministrazione Trump è stata rabbiosa.
Il direttore della Comunicazione della Casa Bianca, Steven Cheung, ha attaccato personalmente un economista di Moody’s, Mark Zandi, sostenendo che da sempre è un oppositore di Trump e che “nessuno prende sul serio le sue analisi, che molte volte si sono già dimostrate sbagliate”.
Che il debito Usa sia su un sentiero molto rischioso è del tutto evidente.
Basti pensare che fra il 2001 e il 2024 è aumentato dal 53% al 121% del Pil, che il deficit federale è oggi al 6,4% del Pil e che l’invecchiamento della popolazione è un problema anche per gli Usa.
Inoltre, secondo Moody’s, le azioni per ridurre le spese non avranno effetti duraturi sul deficit.
Questa frase colpisce al cuore il lavoro di Elon Musk in qualità di DOGE, qualificandolo in sostanza come inutile.
Se non bastasse, la riproposizione da parte di Trump dei tagli alle tasse del 2017, faranno aumentare il deficit a oltre il 9% nel 2035.
Secondo le previsioni del Congressional Budget Office, il debito arriverà al 132% del Pil nel 2030 e salirà fino al 179% nel 2055.
Gli Usa sono uno dei paesi in cui con più forza negli anni scorsi è stata teorizzata la funzione salvifica della politica di bilancio.
Ma ora, anche in Usa, come in Italia e in tanti altri paesi, i nodi vengono al pettine, gli analisti più seri si rendono conto che le politiche di bilancio hanno dei limiti e che occorre disfare molto di ciò che è stato fatto negli anni dei “debiti facili”.
Ora le parole chiave dovrebbero prudenza, responsabilità, sostenibilità.
Questo è quanto sta accadendo in molti paesi, ma non negli Usa, dove l’amministrazione Trump non si farà certo convincere da Moody’s, dal CBO o dal FMI: il problema del debito si aggraverà e sarà per molto tempo al centro delle preoccupazioni sulle sorti degli Usa e, con essi, del sistema finanziario e commerciale internazionale.








