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Ecco le assunzioni di oltre mille professionisti per il PNRR negli enti locali

Oltre mille professionisti, destinati a contribuire alla sfida per la crescita del Paese nell’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza, verranno assunti in tutta Italia per supportare gli enti locali nella gestione delle procedure legate al Pnrr: di questi 76 unità, destinate ad aumentare, saranno a disposizione del Lazio.

Le Regioni e province autonome, secondo la bozza di dpcm, dovranno definire in via preliminare, entro il 25 ottobre 2021, le assegnazioni e i fabbisogni in termini di profili professionali, presentando i piani territoriali entro il 5 novembre.

”Ottima notizia che fa ben sperare”, afferma la Federazione degli Ordini degli Architetti Ppc del Lazio, che aggiunge: ”Se non fosse che l’investimento 2.2 del Pnrr abbia escluso in una prima ‘elencazione esemplificativa’ dai gruppi di procedure individuate, la figura dell’architetto, pianificatore, paesaggista e conservatore”.

“Arriva come un duro colpo, una grave scorrettezza nei confronti della nostra categoria professionale, che dimostra quanto sia ancora difficile nel nostro Paese il riconoscimento di chi, per formazione universitaria e attività lavorativa, è dedito alle strategie di valorizzazione territoriale, alle procedute edilizie, urbanistiche, paesaggistiche e ambientali, ad attività che hanno come fulcro aspetti che evidenziano quanto la nostra figura ha rappresentato un nesso inscindibile nello sviluppo di città e territori”, prosegue la Federazione spiegando che poi la ‘svista’ è stata corretta.

“A seguito delle rimostranze del nostro Consiglio Nazionale – osserva la Federazione – il 18 ottobre il ministro Renato Brunetta scriveva: ‘In risposta ai timori espressi da alcune categorie professionali, il Dipartimento della Funzione pubblica ribadisce che tutti i professionisti, sia quelli legati agli Ordini professionali, sia quelli delle categorie cosiddette ‘non ordinistiche’, saranno coinvolti nella realizzazione dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza’. Si tratta di un ‘equivoco’, oppure siamo di fronte ad un problema di carattere culturale in cui la nostra figura non è più ritenuta ‘indispensabile’? La società ha dimenticato il nostro impegno nella ricerca sociale, ideale o delle visioni future?”.

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