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Ecco la data delle elezioni politiche | Lo scenario di Mario Sechi

Il giornalista Mario Sechi, direttore dell’agenzia Dire, indica la primavera come la finestra più probabile per il ritorno alle urne.

Precisamente il 9 o 16 maggio. Insieme alle amministrative. In quanto sostiene Sechi, votare a gennaio è improbabile. 

Votare a settembre, altrettanto improbabile, perché costringerebbe a svolgere la campagna elettorale ad agosto, in un clima ormai diventato tropicale. 

Quindi l’unica finestra utile per la politica è quella: 9 o 16 maggio. 

Per Sechi non ci sarebbero altre date possibili. 

Intanto il governo accelera su legge elettorale e manovra.

A In Onda su La7, condotto da Marianna Aprile e Luca Telese, Mario Sechi ha parlato di elezioni anticipate con una tesi precisa: «La finestra più probabile è in primavera».

La puntata, intitolata «Meloni in formato elezioni, tra benzina e Vannacci», ruotava tutta intorno all’ipotesi di un voto anticipato rispetto alla scadenza naturale della legislatura.

Il calendario che porta al voto

Sechi ha spiegato meglio il ragionamento due giorni dopo, nella sua nota politica per l’agenzia Dire.

Secondo lui il governo si muove su tre fronti, «energetico, fiscale, elettorale», e ha un obiettivo: «puntare al bis a Palazzo Chigi».

Le prossime tappe sono due.

Venerdì 2 ottobre il Consiglio dei ministri esamina il Documento programmatico di finanza pubblica.

L’8 ottobre è atteso alla Camera il voto finale, a scrutinio segreto, sulla riforma elettorale.

Nella nota Sechi scrive che la premier «sta accelerando il gioco».

Le misure con effetto immediato, dal taglio delle accise al price cap sui carburanti concordato con Eni e gli altri operatori, avrebbero «spiazzato l’opposizione».

A questo si aggiunge la tenuta del centrodestra alle suppletive di Reggio Calabria, vinte da Fabio Roscioli con il 51,02%.

Per Sechi quel risultato ha anche ridimensionato la minaccia di Vannacci sul fianco destro.

I rischi per il governo

Il quadro internazionale resta pieno di incognite.

Sechi cita le elezioni in Israele del 27 ottobre, la crisi dello Stretto di Hormuz, l’Iran e il voto di midterm negli Stati Uniti.

Se benzina e bollette restano sotto controllo, scrive, «ci sarà un premio per il centrodestra».

Se invece la situazione in Medio Oriente peggiora, «il costo politico sale».

Una data ancora aperta

Sechi non è l’unico a vedere la primavera come l’opzione più probabile.

A luglio il Corriere della Sera scriveva che Meloni punta al voto ad aprile.

Open ha raccontato che Meloni e Salvini non sono d’accordo sulla data.

Il Foglio ritiene ancora possibile un voto in autunno 2027, anche a settembre, abbinato alle comunali delle grandi città.

La premier, per ora, non si sbilancia: «Finché ho una maggioranza solida intendo governare».

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