Mancava solo Geox all’appello tra i retailer dell’abbigliamento firmato che hanno archiviato un 2022 brillante. Ora anche per l’inventore della “scarpa che respira” la svolta è arrivata.
I conti preliminari del 2022, che l’azienda della famiglia Moretti Polegato ha appena esaminato, indicano che il lungo tunnel che l’azienda di Montebelluna ha attraversato negli ultimi quattro o cinque anni dovrebbe essere stato lasciato definitivamente alle spalle. I lampi di luce si sono visti l’anno scorso e lasciano ben sperare per il 2023.
E anche la borsa se ne è accorta: venerdì 10 e lunedì 13 scorsi il titolo è schizzato verso portando quasi al +39% la performance da inizio anno.
Certo, Geox, che quota oggi 1,11 euro, resta ancora molto lontana dai massimi degli ultimi cinque anni, quando l’azione veleggiava sui 3 euro.
Ma quella era la situazione prima della grave crisi di vendite e profittabilità che ha investito il gruppo e che l’aveva di fatto posto ai margini dei titoli del fashion. Basti pensare che l’ebitda (margine operativo lordo) di Geox, che nel 2019 valeva il 12% dei ricavi, era finito in rosso per gli anni a seguire.
Ora invece la redditività è stata ritrovata, con il mol in territorio positivo e anche l’ebit (utile prima di interessi e imposte) pare avere ritrovato il segno positivo, anche se per ora in misura modesta.
Merito della grande rincorsa dei ricavi che nel 2022 sono saliti del 21% a quota 735 milioni, un livello di fatturato che si sta avvicinando ai livelli pre-crisi del 2019, quando i ricavi erano a quota 800 milioni di euro.
Questa soglia potrebbe essere già rivista a fine 2023, con un anno di anticipo sulla tabella di marcia indicata nel piano industriale 2022-2024, che promette ricavi sopra gli 800 milioni a fine piano con una marginalità operativa netta al 5-6% dei ricavi.
La rotta della nuova Geox sembra quindi tracciata. Insieme con il miglioramento degli indici di conto economico, il gruppo dovrebbe anche veder migliorata la struttura finanziaria, che a fine 2022 registrava un debito finanziario netto sceso a 50 milioni dai 100 del 2021 e che dovrebbe scendere a poco più di 20 milioni a fine piano grazie soprattutto alla generazione di cassa prevista per almeno 70 milioni nell’arco di tre anni.
Certo, il titolo in borsa pur con il forte incremento di redditività viene scambiato a multipli lontani da quelli tipici dei marchi del lusso, i quali d’altronde vantano marginalità ben superiori.
Per Geox il confronto più opportuno resta con le grandi catene retailer come Ovs.
Difficile che il titolo possa tornare ai prezzi pre-crisi, troppa è la distanza, ma di certo spazi per salire in borsa ci sono ancora.








