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Ecco i brand della Moda che in 10 anni sono cresciuti fino a dieci volte | L’analisi

Mentre la moda in questi giorni sfila a Parigi, il lusso corre in borsa.

Il settore ha registrato un rally spettacolare nei primi due mesi dell’anno, sfiorando in alcuni casi il 30% con un titolo come Ferrari, mentre la moda italiana ha assistito alla corsa di Tod’s (+26%), su cui L Catterton, il braccio di private equity del gruppo Vuitton, ha lanciato un’opa.

Ma Cucinelli è salito del 25% e Zegna pure, a seguire Prada e Moncler.

I ribassi che il mercato ha accusato a novembre si sono chiusi rapidamente, anzi il settore ha ripreso a correre arrivando a multipli sopra la media storica.

Il rapporto prezzo/utile atteso a 12 mesi, scrive Milano Finanza, ora è poco sotto le 30 volte, contro una media a 10 anni di circa 25, che si confronta con i minimi di 22, toccati quando la Cina, la grande acquirente del lusso, è entrata in lockdown, e i massimi di 40 volte gli utili con la riapertura delle attività.

Oggi, quindi, le valutazioni di mercato sono rotonde, come spiegano gli analisti, ma il settore resta osservato speciale per due ragioni.

La prima è che a lungo termine i maggiori gruppi hanno registrato rivalutazioni da vere star di Hollywood: un’azione Hermes vale attorno a 2.300 euro, dieci anni fa quotava a 252 euro, Lvmh viaggia a 843 euro, nel 2014 a 130, mentre Moncler è passata da 14 euro agli attuali 67 circa.

E che dire di Brunello Cucinelli, un titolo considerato, alla stregua di Hermes, nell’empireo del super lusso?

L’azione valeva 20 euro nel 2014, adesso siamo a 112.

L’altro fattore è la Cina, grande acquirente di beni di lusso, la cui economia non è ancora decollata dalla fine dei lockdown.

La prima settimana di marzo sarà importante in questo senso, perché si riunisce il Politburo del Partito Comunista che rende note le linee guida e gli investimenti economici per il 2024.

Un report di Mediobanca Research torna sul tema sottolineando che “siamo entrati nel 2024 con performance contrastanti, dal momento che la ripresa cinese non è riuscita a compensare il rallentamento della domanda nei mercati occidentali”.

Gli analisti di Piazzetta Cuccia si aspettano in tal senso che “la ripresa della domanda cinese inizi a vedersi non prima del secondo semestre, quando i viaggi verso l’Europa potrebbero accelerare”.

Non tutti i gruppi corrono, in effetti emergono anche storie societarie che escono da momenti difficili o ristrutturazioni, come Ferragamo (-1,3% da inizio anno, -33% da gennaio 2023).

E Piazza Affari assiste a un turnover di campioni che entrano ed escono: Tod’s è sotto opa con obiettivo delisting, mentre il gruppo Otb sta scaldando i motori per la quotazione dal 2025, come ha raccontato il ceo Ubaldo Minelli a MFF (“Vogliamo essere pronti alla quotazione dal prossimo anno, ma valuteremo in base al mercato”).

Otb è il gruppo internazionale di moda e lusso cui fanno capo, fra gli altri, i marchi Diesel, Jil Sander, Maison Margiela, Marni, Viktor&Rolf, che ha chiuso il 2023 con ricavi per 1,9 miliardi di euro e un ebit di 140 milioni.

Secondo la Global Powers of Luxury Goods 2023 di Deloitte, il fatturato generato nell’anno fiscale 2022 dalle vendite dei beni di lusso dei primi 100 gruppi al mondo è pari a 347 miliardi di dollari, 42 miliardi in più dell’anno precedente.

In questa ricerca, l’Italia si conferma il primo Paese del lusso a livello mondiale con 23 aziende nella Top 100: Prada (18*), Moncler (27*) e Giorgio Armani (30*) sono i tre principali player, mentre Golden Goose rappresenta il gruppo italiano con la crescita maggiore (cagr) del 24,1% nel periodo 2019-2022.

A questo punto come aggiornare il portafoglio con i titoli del lusso?

Il rally è finito o è solo la prima fase?

Fabio Caldato, portfolio manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, racconta che ha “approfittato del vistoso calo delle quotazioni delle azioni del lusso avvenuto nei recenti nove mesi, accumulando posizioni a gennaio.

Abbiamo diversificato gli acquisti ritenendo la débâcle immotivata nella sua dimensione.

Ovviamente le società premium hanno mostrato una minor debolezza (Lvmh, Cucinelli, Hermes, Dior), con l’esclusione di Kering.

Uno dei fattori che hanno portato alla svendita risiede sui timori relativi alla propensione dei cinesi, in loco o in viaggio, ad acquistare prodotti del lusso.

Le aziende più esposte hanno sofferto maggiormente”.

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