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Dopo anni di polemiche e dietrofront, la Tap è entrata in funzione

È iniziata l’immissione di metano estratto in Azerbaijan, nella rete di distribuzione italiana. La famosa Tap (Trans adriatic pipeline) è entrata in funzione, un’opera da sempre costellata di polemiche, anche politiche, e dalla ferma opposizione di un tenace comitato di cittadini, da sempre contro la realizzazione dell’infrastruttura, talvolta arrivando anche allo scontro con le forze dell’ordine. Costata 4 miliardi di euro, per quanto riguarda il tratto tra la Grecia e l’Italia, solo 400 milioni per i lavori nel Salento, 10 miliardi di metri cubi di gas la capacità di trasporto.

Il terminale del gasdotto è stato realizzato a San Foca di Melendugno (Lecce), sulla costa orientale del Salento. Numerose sono state le iniziative di protesta negli anni del comitato No-Tap, con ripetuti e numerosi tentativi di ostacolare le attività del cantiere, attraverso proteste, sit-in, presidi ininterrotti, anche notturni. In diverse occasioni si è fatto ricorso alle barricate, per bloccare il transito in uscita o entrata.

Un’opposizione che vedeva al suo interno anche lo stesso sindaco di Melendugno, Marco Potì, contrario fin dall’inizio del suo mandato alla costruzione del gasdotto a San Foca, ricorrendo anche ad iniziative giudiziarie. La proposta era di spostare il punto di approdo più a nord, nel Brindisino, idea che non ha avuto seguito, nonostante l’appoggio anche del governatore della Puglia, Michele Emiliano.

Polemiche che hanno riguardato in prima persona anche il Movimento 5 Stelle, storicamente contrario al Tap, ma che una volta salita al governo nel 2018 ammise l’impossibilità di bloccare l’opera. Fu proprio il premier Giuseppe Conte a spiegarne pubblicamente i motivi, in quando non erano stati riscontrati nel progetto “elementi di illegittimità” e che opporsi all’opera avrebbe significato sostenere “costi insostenibili”.

Anzi, la Commissione europea, il Parlamento europeo e il Consiglio europeo hanno addirittura riconosciuto Tap come “Progetto di interesse comune”, secondo le linee guida Trans European Energy Infrastructure, in quanto funzionale alla creazione del cosiddetto Corridoio meridionale del gas, programma strategico di politica energetica. Irregolarità non riscontrate nemmeno dalla Procura di Lecce, che nel gennaio scorso archiviò l’indagine che ipotizzava una presunta truffa di Tap Italia, per non avere sottoposto il gasdotto in costruzione alla direttiva Seveso per la prevenzione dei grandi rischi.

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