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Dario Di Vico (Corriere): «La globalizzazione ha fallito. Non bastano tanti McDonald’s per rendere pacifico il mondo»

«Con l’invasione russa in Ucraina per la globalizzazione è iniziato un esame molto più difficile e persino arduo da superare». Lo sostiene Dario Di Vico, esperto di economia che spiega: «eravamo convinti che la globalizzazione avesse in sé una filosofia di fondo: ovvero che lo sviluppo del commercio favorisse comunque la distensione internazionale e la collaborazione tra i popoli e che caso mai la si sarebbe potuta correggere introducendo qualche scelta di regionalizzazione per macro aree. Riorganizzando le catene del valore su distanze più corte almeno per alcuni prodotti o anche solo per i componenti di valore assoluto i cui flussi regolari devono essere preservati ad ogni costo».

«L’arroganza di Vladimir Putin ha generato un effetto a cascata che sta bloccando le regolari forniture in diversi settori. Molto più grave è invece il colpo che la guerra ha inferto alla filosofia stessa della globalizzazione, alla considerazione — che oggi leggiamo come ottimistica — di un miglioramento delle relazioni internazionali attraverso il commercio. Un’idea che ha uniformato, ad esempio, scelte di lungo periodo dell’establishment tedesco ma che comunque è stata egemone almeno negli ultimi 20 anni» scrive Di Vico sul Corriere. 

«Proprio pochi mesi fa è stato celebrato l’anniversario dell’ingresso della Cina nel Wto che trovava proprio in quella filosofia lineare della globalizzazione la sua fonte di ispirazione più genuina. Che fare adesso che abbiamo capito che le relazioni internazionali si dispiegano lungo direttrici differenti, oggi che abbiamo scoperto che la forza militare e comunque un fattore che “pretende” di essere autonomo dai flussi economici e anzi tende a ribaltarne il segno? Il dibattito è appena partito e ha, almeno da noi, come focus proprio i futuri approvvigionamenti energetici». 

«Per ora sappiamo che non bastano tanti McDonald’s e tante Ikea, si è rivelata sbagliata l’idea che la progressiva unificazione degli stili di vita e dei simboli culturali, unita alla travolgente forca dei commerci, avrebbe reso piatto e pacifico il mondo. La cura delle relazioni internazionali sia che si persegua la realpolitik sia che si considerino prioritari la pace e la tutela dei diritti universali passa dalla capacità di generare politica, di far funzionare gli organismi della governance mondiale e di non esorcizzare il tema della forza militare. Scorciatoie non ne esistono. Poi ci vorrà anche una rinnovata capacità di parlare agli inquieti cittadini delle società aperte ma è un altro capitolo», conclude Di Vico.

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