Augusto dell’Erba, presidente della Federazione Italiana Banche di Credito Cooperativo-Federcasse, è intervenuto in occasione dell’anniversario (140 anni) della nascita della prima cassa rurale in Italia. «Centoquaranta anni fa, il 20 giugno 1883, a Loreggia nei pressi di Padova 32 soci fondarono la prima cassa rurale italiana su iniziativa di Leone Wollemborg (“filantropo”, come si diceva all’epoca, che avrebbe poi ricoperto l’incarico di ministro delle Finanze nel governo Zanardelli), allora ventiquattrenne. L’ispirazione venne dalle prime “casse di prestito” che pochi anni prima in Germania erano state fondate da Friedrich Wilhelm Raiffeisen ed erano basate sull’idea – semplice ma rivoluzionaria – di mettere insieme i risparmi (di persone spesso vittime degli usurai) per erogare piccoli prestiti ai componenti la comunità del luogo (soci della cassa)».
«Si innescava in tutta Europa un processo poderoso di diffusione di un’idea alternativa alla banca tradizionale, questa volta basata sul principio di democrazia e solidarietà economica. Oggi proprio a Loreggia, nella casa del fondatore, il credito cooperativo ricorda la nascita della prima cassa rurale con un sentimento di grande riconoscenza verso quei primi “visionari” (l’economista Maffeo Pantaleoni avrebbe poco dopo definito le casse rurali un “assurdo economico”) che probabilmente non avevano la minima percezione della portata storica di quell’evento», si legge su MF-Milano Finanza.
«Scriveva Wollemborg: “I campagnoli bisognosi di credito richiedono piccole somme e non possono dare che deboli garanzie. Ma se si riuniscono queste unità bisognose, se si rendono solidali per modo che l’una e l’altra si fortifichi, si ottiene con questo semplice mezzo un fascio compatto e solido che offre le garanzie desiderate”. Sono concetti come l’indivisibilità del patrimonio, la prospettiva intergenerazionale, la finalità mutualistica, la crescita integrale delle persone, che sono ancora oggi centrali nel Testo Unico Bancario e nell’articolo 2 degli statuti di bcc, casse rurali e casse Raiffeisen, a indicarne la freschezza e l’attualità. In Italia la massima diffusione dell’idea di cooperativa di credito si avviò dopo l’Enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII».
«Oggi in Italia realizzano questo ideale, questa visione e questa esperienza 225 banche di credito cooperativo, casse rurali e Raiffeisen diffuse con oltre 4.300 sportelli, costituite da oltre 1,4 milioni di soci che sono espressione delle diverse comunità locali. Erogano il 23,7% del totale dei prestiti alle imprese artigiane, il 28% alle imprese del settore turistico; il 23% a quelle dei settori agricolo e agroalimentare; il 14,2% al settore delle costruzioni e attività immobiliari».
«Dal 2016, a seguito della riforma del Testo Unico Bancario, le bcc e casse rurali italiane hanno dato vita a due distinti gruppi bancari cooperativi (Gruppo Cassa Centrale e Gruppo Bcc Iccrea) e a uno Schema di Protezione Istituzionale (Ips) per le casse Raiffeisen dell’Alto Adige. Gruppi che si posizionano ai vertici del sistema creditizio del nostro Paese, al top per indici di patrimonializzazione e di qualità del credito. L’esperienza storica ci dice che le bcc hanno, nel tempo e oggi grazie anche al supporto dei gruppi bancari cooperativi, consolidato il proprio ruolo di partner di imprese e famiglie nelle aree di operatività agendo spesso in maniera anticiclica».
«Sapendo intrecciare le modalità di valutazione del potenziale prenditore di credito con una conoscenza ineguagliabile del territorio e la relazione di lungo periodo con la clientela. Il loro apporto alla tenuta del sistema sociale è anche confermato da autorevoli studi scientifici che dimostrano, tra l’altro, che laddove operi una bcc si riducano le disuguaglianze di reddito e si favorisca l’inclusione. Le progettualità intraprese oggi dalle bcc in campo socioeconomico – anche in stretta collaborazione con le federazioni locali – stanno producendo valore economico, sociale, culturale anche in termini di generativista comunitaria, come ben descritto in una recente ricerca condotta da cinque giovani ricercatori (Edizioni Ecra)».
«Penso alle associazioni mutualistiche, al welfare di comunità e aziendale, alla mutualità energetica con il Consorzio bcc Energia e in prospettiva con le comunità energetiche rinnovabili, all’educazione economica e finanziaria mutualistica, allo sviluppo e alla diffusione della ricerca e della cultura della finanza civile, alla formazione tecnico-identitaria oggi anche recepita dal nuovo contratto collettivo nazionale del credito cooperativo. Potremmo dire che oggi in Italia c’è ancora più bisogno di cooperazione di credito, di banche di comunità, di promozione della formula dell’auto-aiuto e della solidarietà economica nel “mentre” si fa impresa. E non dopo aver fatto il bilancio. Un patrimonio di “finanza civile” che oggi non si limita a rendere omaggio alle radici ma guarda con nuova voglia di incidere al futuro».








