L’Ue è pronta ad aiutare per quanto riguarda i fondi europei per affrontare la pandemia, ma l’Italia appare distratta. Lo afferma il Presidente dell’Europarlamento, David Sassoli, intervistato da Flavia Perina per La Stampa.
La principale critica al piano italiano riguarda la mancata indicazione degli obiettivi specifici in ciascun progetto. Secondo lei è dovuto a problemi tecnici o politici? «Per supportare gli stati nazionali, Bruxelles si è però attivata mettendo a disposizione uno strumento di consulenza tecnica sulla gestione dei fondi, finanziato con 850milioni di euro a disposizione dei singoli Paesi. Su questo però noto una certa distrazione dell’Italia. L’Unione europea non è più dirigista. Il successo del Recovery dipende dalla responsabilità e anche dalla stabilità dei singoli Stati membri. La ripresa dei singoli Paesi deve coincidere con l’obiettivo comune di avere un’Europa più forte».
C’è nella politica la consapevolezza che la crisi rischia di moltiplicare la diseguaglianza tra donne e uomini, soprattutto nelle opportunità di lavoro? «Ci sono squilibri in tutti i Paesi europei: ora sarà possibile riequilibrare, ma molto dipenderà dagli Stati nazionali. Abbiamo messo a disposizione dei Paesi delle opportunità, il Mes sanitario, il Recovery. Tutti si devono prendere le loro responsabilità, questa stagione ci offre tante lezioni che non dobbiamo dimenticare nel cassetto. Noi dobbiamo stimolare e sostenere, mettere tutti nelle condizioni di agire. La ripresa dei Paesi deve coincidere con l’obiettivo di avere un’Europa più forte. Però il Recovery deve partire adesso e l’instabilità può mettere a rischio la ripresa».
A quale rischio si riferisce? «Ci sono molti sacerdoti dell’ortodossia che in questo momento non vogliono parlare. L’anno scorso siamo rimasti tutti stupiti dalla velocità con cui è stato sospeso il patto di stabilità, vogliamo che torni come prima? Per ora sospeso per un anno, questa è una grande battaglia, il Recovery deve partire presto».








