Mentre si attendono le decisioni che assumerà oggi il consiglio direttivo della Bce sui tassi d’interesse (che si annunciano, salvo sorprese, come ancora eccessivamente caute con un taglio di soli 25 punti base e una non ancora adeguata revisione dell’impostazione della politica monetaria finora pervicacemente fondata sulle scelte “riunione per riunione” e “in base ai dati”) in Italia ci si confronta su un contraddittorio quartetto normativo.
Si tratta di misure che si ipotizzano in queste ore nel contesto della Legge di Bilancio: l’introduzione dell’Ires premiale per stimolare gli investimenti con uno sconto del 4%; l’abrogazione delle multe ai no vax con annullamento delle relative sanzioni; l’aumento del contributo di solidarietà, che potrebbe arrivare a complessivi 400 milioni, a carico delle banche; la revisione, rispetto all’originario progetto, della tassazione delle plusvalenze dei cripto-asset, che ritornerebbe al 26% nel 2026 ma sarebbe priva della soglia di esenzione di 2 mila euro già da quest’anno, per poi salire al 30% od oltre nel 2026.
In sostanza, si mettono insieme misure accettabili con altre non condivisibili o con vuoti normativi.
È importante la decisione premiale, che sarebbe correttamente sottoposta a precise condizioni, anche se la sua introduzione fa ancor più palesare la mancanza di un’organica politica industriale – da raccordare con l’Unione – quanto mai necessaria oggi, se solo si pensa a ciò che sta avvenendo con la crisi del settore dell’automotive e con i problemi delle diverse transizioni.
Invece l’abrogazione delle predette multe (di 100 euro ciascuna), molte volte fin qui sospese, più che per il quantum – poi da recuperare anche con l’aumento del contributo di solidarietà accennato – si presta facilmente, per l’effetto-annuncio, a un’interpretazione lassista di questo tipo di sanzioni anche per future occasioni; si marchia, pur magari non volendolo, di una visione antiscientifica per quel che se ne può trarre a proposito dei vaccini e dei medici nonché dei lavoratori della sanità in generale, massimamente impegnati a suo tempo contro il Covid; crea una disparità di trattamento nei confronti di coloro che già hanno regolarmente assolto al pagamento delle multe (senza con ciò implicitamente sostenere qui che l’eventuale restituzione di quanto è stato già pagato farebbe venir meno le critiche alla misura in questione).
Insomma, come tutti i condoni, grandi e minori, la predetta abrogazione solleva quantomeno l’interrogativo se il gioco valga la candela e se inseguire aree circoscritte dell’elettorato di riferimento sia la soluzione migliore in campi come questo.
Il nuovo contributo che sarebbe richiesto alle banche – se confermato e formalizzato in un emendamento – al di là dell’ammontare, pur non sottovalutabile, finisce con il trasmettere l’idea che, se non si sa come reperire risorse, ci si rivolge alla cassa delle banche e ciò anche se solo poche settimane è stato di fatto definito un accordo con il settore che era ritenuto esaustivo.
Ne deriva altresì un problema per la stessa immagine del governo, che così appare all’affannosa ricerca di risorse.
Per quel che riguarda infine il superamento della cripto-stangata, com’è stata definita ieri su queste pagine, che affianca il condono delle multe beneficiando da un latoi no vaxe dall’altro una categoria di investitori, si è fatta astrazione, quando si è pensato di rendere più severa la tassazione che adesso torna al punto di partenza, dall’altro problema che riguarda questi asset, cioè dalle norme che dovrebbero regolarli e dai controlli.
Alcune parziali disposizioni di origine comunitaria entreranno in vigore a gennaio, ma ancora mancano una disciplina organica e l’istituzione di un’adeguata Vigilanza collegata con l’Unione Europea e con accordi da definire a livello internazionale.
L’imposizione fiscale, senza norme e controlli sostanziali adeguati, non agisce di certo in un campo favorevole.
Decisioni poi sono previste per la web tax, anch’esse oggetto di discussioni e posizioni contrarie.
Insomma, si torna al problema dei problemi: la mancanza di un piano organico concernente queste materie.
La Bce dovrebbe e potrebbe fare molto di più, ma non si può confidare in un’impropria funzione di supplenza.
Anzi, l’efficace agire della politica economica e di finanza pubblica metterebbe ancora più in mostra i ritardi della banca centrale e la necessità delle correzioni.








