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Luca Dal Fabbro, presidente Iren: “Sì alle rinnovabili e all’idrico, ma focus anche sulle newco delle reti gas”

Luca Dal Fabbro, il presidente di Iren, parla dei principali dossier energetici sul tavolo, sia a livello nazionale sia a livello di gruppo, nell’intervista a MF Newswires.

Presidente Dal Fabbro, oggi siamo più resilienti sul fronte dell’approvvigionamento energetico ma, come lei ha rilevato, rimangono una serie di nodi. Quali sono gli elementi di maggior preoccupazione?

«Gli scenari geopolitici degli ultimi due anni hanno dimostrato quanto sia importante un rapido sviluppo delle risorse rinnovabili, quindi di sistemi di generazione completamente diversi rispetto a quelli alimentati da fonte fossile. Da qui al 2030 in Italia sarà necessario mettere a terra 85 GW di nuove rinnovabili, portando all’84% le rinnovabili nel mix elettrico. Raggiungendo questo traguardo, nei prossimi 8 anni l’Italia potrà ridurre di 160 miliardi di metri cubi le importazioni di gas con un risparmio di 110 miliardi di euro».

Lei ha detto che è importante procedere sui rigassificatori di grande taglia per dare flessibilità al sistema. Voi, assieme a Sorgenia, avete presentato il progetto per quello di Gioia Tauro che ha tutte le autorizzazioni valide, manca solo la dichiarazione da parte del governo di infrastruttura strategica. Avete avuto qualche segnale in tal senso? Una volta che verrà dato il via libera, anche a livello locale, quanti anni saranno necessari per la sua costruzione?

«Il gas continuerà ad avere un ruolo strategico per la nostra economia nell’ambito della transizione energetica in corso, sia come risorsa di storage sia come fonte alternativa per la naturale intermittenza delle risorse rinnovabili. A tal riguardo quindi l’Italia, ma direi l’Europa intera, deve staccarsi da una dipendenza di approvvigionamento da Paesi instabili da un punto di vista politico, e dotarsi di rigassificatori che rendano più flessibili gli approvvigionamenti. Iren insieme ad un altro partner dispongono già dell’autorizzazione per la realizzazione dell’impianto di Gioia Tauro. Il governo sta ora facendo le valutazioni circa la dichiarazione di strategicità della struttura in funzione delle politiche energetiche del Paese dei prossimi decenni. Nel caso arrivasse l’ok nei prossimi mesi, saranno necessari dai 3 ai 4 anni per realizzare l’impianto, con circa 1,5 miliardi di euro di investimenti».

Lei sostiene che l’acqua sia il modo migliore per stoccare energia. In che senso? Si riferisce all’idroelettrico o ad altro?

«L’idroelettrico è la prima fonte di produzione rinnovabile che per decenni ci ha consentito di produrre energia in modo pulito. Al di là delle forti ed eccezionali precipitazioni degli ultimi giorni, l’evoluzione climatica degli ultimi anni ci ha messo di fronte a situazioni di siccità gravi e diffuse, con l’obbligo di scegliere se utilizzare l’acqua per produrre energia piuttosto che per irrigare le colture. La creazione di bacini di stoccaggio con la doppia finalità energetica e irrigua è una urgenza infrastrutturale del nostro Paese per garantire continuità di produzione energetica e irrigazione agricola anche periodi di siccità che saranno sempre più frequenti».

Lei ha anche rilevato inoltre che sull’acqua non esiste una Snam o una Terna, bisogna dunque fare una politica di sostenibilità di gestione dell’acqua, auspicando una politica di coordinamento. Come in concreto?

«L’acqua è un bene strategico per il Paese e come tale necessita di una governance strutturata e di una capacità di investimento importante. In Italia esistono centinaia di gestori, spesso pubblici e riconducibili a microcomuni che applicano gestioni in economia e quindi con basse capacità di investimento sulle reti. Questo fa sì che le perdite di rete medie in Italia siano di circa il 42%, con punte molto più alte al Sud».

«La rete gestita da Iren, ad esempio, ha una percentuale di perdite medie di poco superiore al 30%, ed entro il 2030 le porteremo su tutto il territorio gestito al 20%, grazie a un importante piano di investimenti e di ammodernamento della rete. Ciò dimostra quanto sia necessario uscire dalle logiche di campanilismo e affidare la gestione delle reti a gruppi solidi, con chiare regole di governance pubblico-privato, che siano in grado di mettere a terra investimenti e portare innovazione in questo settore».

A2A ha esteso la trattativa su Egea dal 15 maggio al 12 giugno ma non ha più l’esclusiva per rilevare il 50,1% del capitale. Voi siete entrati o entrerete con un’offerta nella procedura competitiva per la stessa quota?

«Egea ha interrotto l’esclusiva con A2A solo un paio di settimane fa e negli scorsi giorni ci ha formalmente invitato a partecipare alla procedura competitiva. Abbiamo avuto così accesso alla data room: i dati da esaminare sono tanti e complessi e il tempo è davvero poco. Al termine della due diligence faremo le nostre opportune valutazioni».

Avete già mandato un information memorandum ai potenziali interessati al 49% della newco in cui confluiranno le vostre reti di distribuzione del gas. Lo avete inviato a tutti i 16 soggetti interessati o avete proceduto con una scrematura? Indiscrezioni di stampa parlano di un interesse di Axa e del fondo Arjun, conferma? Altri nomi di punta?

«Abbiamo avviato uno scouting ampio del mercato, e abbiamo riscontrato un forte interesse da parte di fondi importanti e di spessore internazionale. Posso ribadire che la quota di minoranza dell’asset reti gas che abbiamo messo sul mercato sta generando molto interesse, a dimostrazione della solidità dei nostri progetti di crescita, e in effetti abbiamo già ricevuto diverse offerte preliminari di acquisto che stiamo valutando».

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