Ecco come si muove la variante inglese

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Dopo l’ennesima illusione di poterci risollevare e riprendere una vita quasi normale, hanno iniziato a diffondersi le c.d. varianti del virus SARS-CoV-2 (inglese, brasiliana, sudafricana).

A livello italiano la variante inglese si è diffusa assai velocemente e la stima di prevalenza è pari quasi al 18% (17,8%), secondo i risultati preliminari di una survey condotta dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dal Ministero della Salute, insieme ai laboratori delle Regioni e Province autonome, ai quali è stato richiesto di selezionare dei sottocampioni di casi positivi a SARS-CoV-2 e di sequenziare il genoma virale, secondo le modalità descritte nella Circolare del Ministero della Salute dell’8 febbraio 2021.

I campioni analizzati sono stati alcune centinaia (per la precisione 852), inviati da 82 laboratori e provenienti da 16 Regioni e Province Autonome (PA), ripartiti in base alla popolazione presente: secondo l’ISS il risultato medio risulta essere in linea con quello di altre survey condotte in altri Paesi europei (in Francia la prevalenza è risultata del 20-25%, in Germania del 30%); il range di prevalenza sembra suggerire una diversa maturità della subepidemia nei diversi Stati, determinata probabilmente da differenze nella data d’introduzione della variante inglese, per cui è presumibile che le differenze ora esistenti fra i Paesi si appiattiranno col tempo.

Per quanto attiene alla variante inglese del SARS-CoV-2, come suggerisce l’ISS, sussiste la necessità di monitorarne attentamente la prevalenza, perché la sua maggiore trasmissibilità rispetto al virus originale incide notevolmente sulle condizioni epidemiche: un attento monitoraggio consentirebbe di rafforzare le misure di mitigazione, di contenere e di arginare gli effetti della nuova variante mentre si prosegue con l’attività vaccinale, tenendo conto che i vaccini rimangono comunque efficaci anche contro il virus mutato.

Prossimamente l’indagine sarà ripetuta per verificare la velocità di diffusione della nuova variante: il virus muta continuamente e sono già state isolate centinaia di varianti, anche se la maggior parte di esse non cambiano le caratteristiche del virus né, fortunatamente, l’immunogenicità dei vaccini messi a punto. Nonostante ciò, la vigilanza deve restare elevata per consentire l’individuazione di eventuali mutazioni che potrebbero peggiorare la situazione in termini di trasmissibilità, di sintomatologia e/o di sensibilità nei confronti dei vaccini e degli anticorpi.

In merito, l’ultimo monitoraggio ISS-Ministero della Salute (dati risalenti al 10 febbraio 2021, relativi alla settimana 1-7 febbraio 2021), evidenzia che cinque Regioni mostrano un Rt a 1,2 con Bolzano a 1,25; le regioni/PA con indice di trasmissibilità sopra 1 sono in tutto nove, ma sono sette (Abruzzo, Liguria, PA di Bolzano, PA di Trento, Puglia, Toscana, Umbria) quelle che hanno un Rt puntuale maggiore di 1, anche nel limite inferiore compatibile con uno scenario di tipo 2, in aumento rispetto alla settimana precedente.

Pure negli Stati Uniti la variante inglese di SARS-CoV-2 potrebbe diventare la forma dominante in circolazione, come sta succedendo in altri Paesi ed è quindi necessaria un’azione immediata e decisiva per ridurre al minimo la morbilità e la mortalità da Covid-19, secondo i risultati di uno studio pubblicato su MedRxiv e non ancora sottoposto a peer-review[1].

Del resto, fin dall’inizio della pandemia di Covid-19, gli esperti si sono preoccupati per la possibile comparsa di varianti più facilmente trasmissibili: a partire dal mese di gennaio 2021, la variante B.1.1.7 di SARS-CoV-2, nota come “variante inglese” perché identificata per la prima volta in Gran Bretagna e che è altamente trasmissibile, si è grandemente diffusa in tutto il mondo. I ricercatori, data l’improvvisa e rapida diffusione di B.1.1.7, hanno studiato la prevalenza e le dinamiche di crescita di tale variante negli Stati Uniti, rintracciandola fino alla sua prima comparsa e alla successiva trasmissione locale.

I ricercatori hanno scoperto che il rilevamento della variante è aumentata a un ritmo simile a quelli osservati altrove, con un tasso di raddoppio in poco più di una settimana e un aumento della velocità di trasmissione del 35-45%; gli autori hanno rilevato diverse introduzioni indipendenti di B.1.1.7 negli Stati Uniti già alla fine del mese di novembre 2020, sostenendo che la trasmissione comunitaria ha consentito alla variante di diffondersi in almeno 30 Stati a partire dal gennaio 2021.


[1] medRxiv 2021. Doi: 10.1101/2021.02.06.21251159; https://doi.org/10.1101/2021.02.06.21251159  

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