Nelle sue “Considerazioni finali” della scorsa settimana, il governatore della Banca d’Italia Panetta non è ovviamente entrato nel merito delle singole offerte pubbliche di scambio che si stanno accavallando da vari mesi fra i gruppi bancari italiani con estensioni al settore finanziario europeo.
Dall’autunno del 2014, la responsabilità della vigilanza bancaria unica è attribuita alla Banca Centrale Europea (Bce), che svolge questa attività in cooperazione con le autorità nazionali.
Se avesse espresso valutazioni di merito, Panetta avrebbe compromesso la terzietà che deve essere propria a ogni banca centrale nazionale coinvolta nell’applicazione delle regole europee.
In sintonia con la Presidente della Bce, il governatore della Banca d’Italia non si è invece sottratto a una legittima valutazione macroeconomica, sottolineando che efficienti processi di consolidamento sono necessari per superare la frammentazione dei mercati finanziari europei.
Tale affermazione non va sottovalutata.
La Bce si accinge a portare il proprio tasso di interesse sui depositi al 2%, chiudendo così la fase restrittiva della politica monetaria.
Dopo una pausa, è molto probabile che la Bce adotterà politiche monetarie espansive grazie a ulteriori tagli dei tassi di interesse per 50 punti base entro la fine del 2025.
Questi tagli eroderanno i margini di interesse del settore bancario europeo, che potrà difendere la propria redditività solo accelerando l’integrazione con “fabbriche” per la gestione della ricchezza e l’offerta di altri servizi finanziari e sfruttando economie di scala e di scopo.
In tal modo, si potrebbe innescare un circolo virtuoso.
L’attenuarsi della frammentazione nei mercati finanziari europei rafforzerebbe gli effetti positivi dell’espansione monetaria e libererebbe risorse private per il finanziamento di investimenti innovativi.
La ripresa dell’economia europea e la progressiva unificazione dei mercati finanziari finirebbero per attrarre flussi di ricchezza finanziaria in fuga dagli Stati Uniti di Trump, rafforzando il peso internazionale dell’euro.
Questo quadro positivo può realizzarsi solo se gli Stati membri dell’Ue uniscono le forze per progetti comuni.
Esso si trasforma invece in un “libro dei sogni”, se la Germania continua a opporsi ad acquisizioni bancarie transfrontaliere e se il governo italiano persiste nell’utilizzare in modo arbitrario lo strumento (di per sé discutibile) del golden power, ostacolando aggregazioni nazionali perché sgradite agli interessi politici.








