CNA Roma: «Perdita di fatturato per l’80% delle imprese romane»

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

«L’80% delle imprese intervistate dichiara di aver perso fatturato, registra ordini in calo, riduzione del personale, fa solo previsioni negative per il nuovo anno con una forte frattura tra il settore manifatturiero che ha tenuto e la filiera del turismo e del commercio, maggiormente in sofferenza». Questa è la fotografia restituita dalla nuova indagine congiunturale sul secondo semestre del 2020 realizzata dalla CNA di Roma in collaborazione con Swg.

«La rilevazione effettuata, ci consegna la difficoltà del fare impresa in un momento così complicato». Lo afferma in una nota Stefano di Niola, segretario di CNA Roma. «Una situazione che necessita immediatamente di azioni strategiche e a lungo raggio che possano garantire la sopravvivenza dei nostri imprenditori».

«Che fine hanno fatto i ristori? E quali altre misure verranno messe in campo? Il tempo delle risposte e delle misure da mettere in campo deve essere ora, solo così potremmo salvare attività produttive che rischiano di sparire in solitudine. Adesso c’è bisogno della forza di tutto il Governo e di una Giunta capitolina che imprima una svolta alle gravi difficoltà economiche e sociali della città di Roma».

Leggendo i dati, la situazione più difficile la presentano le ditte unipersonali, mentre per le imprese con più dipendenti gli indicatori sono leggermente migliori. Nonostante il blocco dei licenziamenti, sono oltre il 27% le imprese che hanno dovuto ridurre il personale, quota che sale fino al 36% per quelle del settore manifatturiero.

Considerando il blocco dei licenziamenti imposto per legge, plausibilmente si tratta essenzialmente di contratti a tempo determinato e di somministrazione non rinnovati e del mancato turnover di personale in quiescenza.

Nel secondo semestre il 32% delle imprese intervistate ha compiuto investimenti e il 49% ha fatto ricorso agli ammortizzatori sociali. Questo dato è in forte diminuzione rispetto al primo semestre, quando era il 62%. Tra le imprese che hanno fatto investimenti in azienda, la cifra media investita nel secondo semestre è stata di poco superiore ai 27.000 euro, quasi 5 mila euro in più di quanto osservato nel primo semestre.

Netta la differenza tra le aziende più piccole (12 mila euro in media) e le più grandi (58 mila euro). Al momento dell’intervista quasi il 70% delle imprese intervistate aveva aperto mutui o prestiti con le banche. Il 45% delle imprese ha rinegoziato un mutuo acceso in passato, mentre solo il 16% ha aperto nuove linee di credito.

In leggero peggioramento la percezione del rapporto con le banche. La prospettiva sul primo semestre 2021 rimane negativa per la maggior parte delle imprese intervistate. Per oltre il 60% delle imprese ci sarà un ulteriore calo di ordini e fatturato, mentre il 33% prevede una riduzione del personale. Netta la frattura tra settore manifatturiero e commercio e turismo. Tra le imprese manifatturiere solo il 36% vede in peggioramento gli ordini e fatturato, mentre tra le imprese del commercio e del turismo, oltre il 75% vede la situazione in ulteriore peggioramento, tanto che il 51% prevede una riduzione del personale.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.