Le operatività sospette segnalate (nel mercato della cessione dei crediti da bonus si stimano truffe per oltre 4 miliardi di euro, ndr) «hanno fatto emergere problematicità soprattutto per i crediti collegati a interventi astrattamente rientranti nelle agevolazioni ma mai avviati». A sostenerlo è Claudio Clemente, direttore dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia.
«Le attività fraudolente hanno sfruttato la circostanza che, per consentire il pronto conseguimento del beneficio, i crediti in questione sono stati resi immediatamente cedibili e monetizzabili senza quelle formalità previste in analoghi contesti» spiega in un’intervista a Il Messaggero.
Il mercato della cessione dei crediti fiscali «presenta senz’altro alcune debolezze» aggiunge «l’apparato per la prevenzione e il contrasto del riciclaggio, che coinvolge molti degli attori che operano su questo mercato, dovrebbe rappresentare un punto di forza per il contenimento dei rischi. Lo dimostrano le segnalazioni di operazioni sospette trasmesse alla Uif e gli esiti degli approfondimenti svolti, anche in collaborazione con le autorità inquirenti. Gli anelli deboli possono annidarsi dove mancano questi presidi».
Il governo è intervenuto con due decreti contenenti norme anti-frode, che Clemente considera «incisive». La Uif ha diffuso recentemente specifici comunicati «riguardo agli illeciti collegati alla pandemia e stiamo valutando di fornire ulteriori indicazioni sui rischi connessi all’attuazione del Pnrr» sottolinea «dobbiamo prevenire o intercettare possibili fenomeni di riciclaggio e infiltrazioni criminali collegati alla realizzazione del Piano, che vede in prima linea gli uffici della Pubblica Amministrazione, pure tenuti ad obblighi di comunicazione di operazioni sospette».
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