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Claudio Spinaci (Presidente Unione Petrolifera): «Il Covid ha mandato il petrolio in terapia intensiva e non prevediamo una piena ripresa neppure nel 2021»

Il Covid abbatte ai minimi storici i prodotti petroliferi. Per quest’anno ci si attende un calo complessivo dei consumi del -15%. La fattura petrolifera potrebbe ridursi di 9,7 mld di euro rispetto allo scorso anno, nell’ipotesi si mantengano fino al fine anno gli attuali valori medi del cambio e delle quotazioni (12 mld contro i 21,7 mld del  2019).   

Lo stima l’Unione Petrolifera precisando che la riduzione della fattura  deriva non solo dalle minori quotazioni e quantità importate, ma anche  dalla ripresa della produzione nazionale di greggio (1,3 mld di risparmio). La fattura petrolifera 2020, fanno notare da Piazzale Luigi Sturzo, è “ai minimi storici”. Nell’ultima decade solo nel 2015 e nel  2016 (13,5 mld per il crollo del prezzo del greggio) si e’ verificata una  tale contrazione.   

Il calo dei consumi deriverà per 3,4 Mton dal gasolio motori, per 1,2  dalla benzina e 3 dal carboturbo. Quest’ultimo ha subito la contrazione  maggiore per la diffusione della pandemia, non solo per le restrizioni  nazionali, ma anche e soprattutto quelle internazionali, che hanno  praticamente azzerato il flusso turistico, che rappresenta circa il 70%  dei consumi di jet fuel.   

Per effetto del crollo dei consumi, il gettito delle accise sui  carburanti nel 2020 si stima sara’ inferiore di 4 mld rispetto al 2019. A  questi si aggiungono almeno altri 2 mld Iva per la sola parte Iva sulle  accise.   

“Non prevediamo una piena ripresa neppure nel 2021”, ha detto il  presidente dell’Unione Petrolifera, Claudio Spinaci, in occasione  dell’assemblea annuale, perché “i trasporti aerei continuano a soffrire  moltissimo”.   

Per quanto riguarda il costo del greggio importato, nel 2020 risulterà  in calo di 23 dollari/barile, pari a -36% rispetto al 2019 (41,7 usd contro 64,7 usd). “La maggiore tendenza”, ha precisato Spinaci, è per  l’assestamento attorno ai “40 usd a inizio 2021 e a 50 usd verso fine, con  una media d’anno di 45 usd, con una variazione di più o meno 2 usd (43-47 usd)”.   

Nonostante il petrolio rappresenti ancora il 90% delle associate, l’Up  guarda al futuro: apre la rappresentanza ai low carbon fuels e cambia nome  in “Unem”, Unione per le energie della mobilità. E per il processo di  decarbonizzazione al 2030, l’associazione chiede al Governo l’abbattimento  delle “barriere che oggi impediscono la chiusura degli impianti che non  saranno in grado di trasformarsi” e “ammortizzatori sociali straordinari  per la riduzione della forza lavoro che alcune trasformazioni  inevitabilmente richiederanno”.

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