Il Covid abbatte ai minimi storici i prodotti petroliferi. Per quest’anno ci si attende un calo complessivo dei consumi del -15%. La fattura petrolifera potrebbe ridursi di 9,7 mld di euro rispetto allo scorso anno, nell’ipotesi si mantengano fino al fine anno gli attuali valori medi del cambio e delle quotazioni (12 mld contro i 21,7 mld del 2019).
Lo stima l’Unione Petrolifera precisando che la riduzione della fattura deriva non solo dalle minori quotazioni e quantità importate, ma anche dalla ripresa della produzione nazionale di greggio (1,3 mld di risparmio). La fattura petrolifera 2020, fanno notare da Piazzale Luigi Sturzo, è “ai minimi storici”. Nell’ultima decade solo nel 2015 e nel 2016 (13,5 mld per il crollo del prezzo del greggio) si e’ verificata una tale contrazione.
Il calo dei consumi deriverà per 3,4 Mton dal gasolio motori, per 1,2 dalla benzina e 3 dal carboturbo. Quest’ultimo ha subito la contrazione maggiore per la diffusione della pandemia, non solo per le restrizioni nazionali, ma anche e soprattutto quelle internazionali, che hanno praticamente azzerato il flusso turistico, che rappresenta circa il 70% dei consumi di jet fuel.
Per effetto del crollo dei consumi, il gettito delle accise sui carburanti nel 2020 si stima sara’ inferiore di 4 mld rispetto al 2019. A questi si aggiungono almeno altri 2 mld Iva per la sola parte Iva sulle accise.
“Non prevediamo una piena ripresa neppure nel 2021”, ha detto il presidente dell’Unione Petrolifera, Claudio Spinaci, in occasione dell’assemblea annuale, perché “i trasporti aerei continuano a soffrire moltissimo”.
Per quanto riguarda il costo del greggio importato, nel 2020 risulterà in calo di 23 dollari/barile, pari a -36% rispetto al 2019 (41,7 usd contro 64,7 usd). “La maggiore tendenza”, ha precisato Spinaci, è per l’assestamento attorno ai “40 usd a inizio 2021 e a 50 usd verso fine, con una media d’anno di 45 usd, con una variazione di più o meno 2 usd (43-47 usd)”.
Nonostante il petrolio rappresenti ancora il 90% delle associate, l’Up guarda al futuro: apre la rappresentanza ai low carbon fuels e cambia nome in “Unem”, Unione per le energie della mobilità. E per il processo di decarbonizzazione al 2030, l’associazione chiede al Governo l’abbattimento delle “barriere che oggi impediscono la chiusura degli impianti che non saranno in grado di trasformarsi” e “ammortizzatori sociali straordinari per la riduzione della forza lavoro che alcune trasformazioni inevitabilmente richiederanno”.








