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Claudio Cerasa (Il Foglio): «La crisi degli scioperi e la grande sconfitta dell’Italia che urla»

Claudio Cerasa, sul Foglio, sostiene che l’insuccesso dello sciopero dei magistrati di lunedì (a scioperare è stato il 48,4 per cento della categoria, una percentuale infinitamente più bassa rispetto all’85 per cento delle adesioni raccolto 12 anni fa, ai tempi dell’ultimo sciopero generale) è solo l’ultimo esempio di un dato sorprendente del carattere dell’Italia, sottovalutato, emerso nella stagione dell’emergenza pandemica: la disciplina.

Era già successo l’8 giugno del 2020, in piena pandemia, quando lo sciopero convocato da tutti i sindacati della scuola registrò un’adesione choc, l’uno per cento.

È successo di nuovo a settembre del 2021, quando lo sciopero indetto da tutti i sindacati della scuola, per protestare contro le norme che avevano introdotto l’obbligo di green pass per insegnare, registrò un’altra adesione choc, ancora l’uno per cento.

È successo ancora nel 2021, a dicembre, quando un altro sciopero convocato dai sindacati della scuola per protestare contro la prima manovra di bilancio voluta dal governo Draghi si è concluso con un’adesione intorno al sei per cento.

È successo poi, ancora, il 10 dicembre 2021, il 16, quando lo sciopero generale indetto dai sindacati contro il governo non solo è stato indetto senza la partecipazione di un sindacato, ovvero la Cisl, ma è stato indetto raccogliendo un’adesione, all’interno delle imprese, pari al 5 per cento a livello nazionale.

Se si guarda al conflitto delle parole, l’Italia che strepita sembra essere più forte rispetto all’Italia che non strepita.

Se si guarda ai fatti, invece, l’Italia che cerca una disciplina è molto più forte rispetto all’Italia delle parole.

Se c’è un vero pensiero unico da combattere, in tv, forse è proprio questo: il pensiero di chi considera l’Italia che urla come un’Italia più degna di essere rappresentata rispetto all’Italia che ragiona.

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