“Se vogliamo migliorare e garantire il welfare dobbiamo tornare alle origini del welfare. Esiste welfare se c’è lavoro. Durante la pandemia si parlava di come uscire, fare una passeggiata, ma non si parlava mai di lavoro. Questa è una Repubblica fondata sul lavoro e bisogna promuovere il lavoro che c’è se c’è impresa”.
“Se non rimuoviamo una serie di lacci e lacciuoli che frenano la capacità di fare impresa, che vuol dire creare posti di lavoro, non ci sarà welfare. A partire dalla rigidità del mercato del lavoro. Il nostro è un sistema per tutelare chi il lavoro ce l’ha già, ma esclude o rende difficile l’ingresso a chi deve accedere al lavoro. Bisogna allargare la torta e l’Italia deve diventare un paese attrattivo.
“Serve un’immigrazione di qualità perché abbiamo anche un problema di paese che invecchia”. Così Carlo Cimbri, Group Ceo di Unipol. “Abbiamo anche un tema di emigrazione di qualità, di giovani che vanno via. Evidentemente le offerte di altri paesi sono migliori delle nostre ed è un paradosso, perché la nostra qualità della vita è tra le migliori al mondo.
“Se alla qualità della vita affiancassimo un’offerta infrastrutturale, forse offriremo opportunità in più ai giovani. Serve un mercato del lavoro più flessibile e meritocratico, probabilmente servirebbe anche all’occupazione femminile. Al centro del comune sentire – ha aggiunto – va messo il lavoro che è al centro della vita dell’uomo o della donna e per scalare i gradini sociali”.








