Capitolo welfare familiare. Il governo starebbe lavorando all’introduzione nella prossima legge di bilancio di un buono scuola, anche sotto forma di contributo all’acquisto dei libri di testo, modulato sull’esempio di quelli attualmente erogati dalla Lombardia e dal Veneto.
Il contributo potrebbe andare a vantaggio soprattutto delle famiglie più numerose, e dovrebbe essere erogato in base all’Isee.
Tra gli approfondimenti in corso in vista della stesura della prossima manovra, attesa in Cdm per la seconda metà di ottobre, ci sarebbe anche quello sulla possibilità di detassare gli straordinari.
Il dibattito nella maggioranza ruota soprattutto attorno alle possibili fonti di finanziamento della legge di bilancio. La Lega insiste per un nuovo contributo da parte delle banche, dopo quello dello scorso anno con l’accordo sull’anticipo delle imposte differite attive.
Forza Italia invece manifesta perplessità su un nuovo prelievo a carico degli istituti di credito. FdI vorrebbe puntare tutto sul taglio dell’Irpef per il ceto medio.
Oggi intanto si è conclusa la nuova finestra per aderire al concordato preventivo, da cui potrebbero arrivare altri fondi. Poi c’è il capitolo rottamazione, che alcuni nella maggioranza ritengono troppo onerosa. La Lega spinge sulla pace fiscale.
“L’unico dato certo è che si fa. Ovviamente non oggi. Adesso c’è Gaza, la Flottila, Trump, qualcosa di più rilevante. Si fa nel modo migliore possibile”, anticipa il presidente della Commissione Finanze del Senato Massimo Garavaglia.
Interpellato se la misura verrà ridimensionata rispetto al Ddl di partenza, l’esponente leghista replica: “Questo lo sappiamo da sei mesi”.
Giovedì 2 ottobre intanto è atteso in Cdm nel tardo pomeriggio il Documento di programmazione di finanza pubblica, il nuovo testo che sostituisce la Nadef dopo la riforma del patto di stabilità, nell’ultimo giorno utile per inviarlo in Parlamento.
Il testo conterrà le stime sull’andamento macroeconomico del Paese e una prima traccia di alcune delle misure che andranno a comporre la prossima legge di bilancio.
Più fonti ipotizzano una stima della crescita a +0,5% per il 2025 e +0,7% per il 2026.
E poi di un possibile rapporto deficit/Pil sotto il 3% già da quest’anno, che potrebbe condurre a un accordo con la Ue per la conclusione anticipata della procedura per disavanzo eccessivo.
Mentre il governo lavora al taglio dell’Irpef per il ceto medio nella prossima legge di bilancio, dal 35% al 33% per i redditi fino a 50mila euro, il Cida rileva che sommando le fasce di reddito fino a 29mila euro, il 72,59% dei contribuenti italiani versa soltanto il 23,13% di tutta l’Irpef.
Ovvero: oltre il 70% della platea di coloro che pagano le tasse contribuisce solo per meno di un quarto all’ammontare complessivo del gettito.
Su 42,6 milioni di dichiaranti, il 76,87% dell’intera Irpef è pagato dunque da circa 11,6 milioni di contribuenti.
Una fotografia “più vicina a quella di un Paese povero che di uno Stato membro del G7 e che parrebbe oltretutto poco veritiera guardando a consumi e abitudini di spesa degli italiani”, commenta Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali.
Basti pensare che, solo nel 2023, gli italiani hanno destinato a gioco d’azzardo, slot machine e gioco online, circa 150 miliardi di euro. O che ancora figurano ai primi posti in Europa per possesso di abitazioni, moto e autoveicoli, smartphone e abbonamenti a pay-tv.
Per l’associazione dunque l’Italia non è un Paese “strozzato” dalle tasse, ma uno in cui il peso del fisco è concentrato su una minoranza di contribuenti.
“Alla vigilia della legge di bilancio, chiediamo alla politica scelte coraggiose: meno evasione, più equità, investimenti veri su lavoro e salari”, argomenta Stefano Cuzzilla, presidente Cida.
Anche perché, malgrado il miglioramento di Pil e occupazione, sottolinea la ricerca, il 43,15% degli italiani non ha redditi e, di conseguenza, vive a carico di qualcuno.
Sono invece 1.184.272 i soggetti (+170mila unità sullo scorso anno) che denunciano un reddito nullo o negativo, non pagando quindi né tasse né contributi.
Il capitolo sulla pressione fiscale sarà il centro della prossima legge di bilancio.
L’obiettivo della maggioranza è quello di ridurre le tasse per il ceto medio, ma l’ampiezza dell’intervento riguarderà le risorse a disposizione.
Si punta, spiega il vice ministro dell’Economia Maurizio Leo, a “misure in favore del ceto medio, rappresentato da quei soggetti che si collocano nella fascia tra 28mila e 50mila euro. Bisognerà vedere, se le risorse ce lo consentiranno, di ridurre l’aliquota dal 35% al 33%”.
Nei progetti del governo, annota Leo, “c’è anche una attenzione per le famiglie, in particolare per quelle in cui ci sono figli lavorando sull’area delle detrazioni. A differenza di quanto avvenuto nelle precedenti annualità, dove c’era una maggiore elasticità nell’introdurre queste misure, le nuove regole di governance europea ci obbligano alla massima prudenza. Vedremo tutto quello che si potrà fare ma al tempo stesso dobbiamo essere rigorosi e molto attenti ai conti pubblici, tutto questo ci ha premiato”.








