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Manfredi Catella (AD Coima): «Per sviluppare il mercato immobiliare, Milano e Roma devono collaborare»

Milano deve puntare a diventare un’eccellenza mondiale a  livello di rigenerazione urbana mentre Roma deve sfruttare quanto già fatto dal capoluogo lombardo per accelerare il suo percorso di sviluppo urbanistico. Se le due capitali d’Italia sapranno collaborare, il futuro del paese potrebbe essere più roseo. Un futuro che non passa solo dall’utilizzo dei soldi del Recovery Fund, ma anche dalla capacità di cogliere i cambiamenti della società. Pensieri di Manfredi Catella, numero uno di Coima, che con la realizzazione di Milano Porta Nuova ha segnato un momento importante per la città, pronto ora a portare le esperienze milanesi anche nel resto d’Italia, a partire da Roma.   

Covid, mercato immobiliare, Milano, Roma, molti progetti in  cantiere a partire dallo sviluppo dello scalo di Porta Romana, come sta  cambiando il settore? “Stiamo vivendo un momento storico senza precedenti, un periodo  di grandi trasformazioni. Passiamo da una lunga epoca che è stata, per così dire, autoreferenziale, a una nuova era in cui ci si preoccupa sempre di più dell’impatto delle azioni, dal punto di vista ambientale e sociale. A questo si aggiungono cambiamenti tecnologici, non solo digitali e cambiamenti dei comportamenti, dal lavoro alla mobilità”.   

Per un imprenditore dell’immobiliare un problema o un’opportunità? “Entrambe, ma penso e spero più un’opportunità. Il settore immobiliare è diventato sempre più trasversale e multidisciplinare. E per questo più complesso, ma anche più stimolante”. La sensazione è che questi stimoli stiano portando Coima, che è stata simbolo di una prima fase di rinascita immobiliare a Milano, a guardare anche altrove, ad esempio a Roma. “Oggi Milano dopo aver fatto esperienza, spesso positiva, per circa 20 anni deve fare un salto di qualità. In tema di rigenerazione urbana ha fatto poco laddove altre grandi città hanno fatto di più. Ma questa è un’opportunità, perché possiamo ripartire aggiornando la nostra agenda sui modelli post-Covid. Deve diventare un’eccellenza mondiale della rigenerazione”.

Manca la parte di Roma, che progetti avete sulla capitale? “Anche a Roma c’è la stessa opportunità che vedo a Milano, ossia la possibilità di sviluppare aree e progetti urbani già pensati sui nuovi modelli post Covid. Il problema è che a Roma mancano tutti gli anni di “gavetta” nelle riqualificazioni urbane che ha fatto Milano”. Quindi? “Forse è ora di smetterla con la narrativa delle due città contrapposte e di puntare più su una sorta di alleanza. Da una parte Milano che sviluppa modelli innovativi e dall’altra Roma che sfruttando Milano può colmare in brevissimo tempo un gap culturale nel settore immobiliare che altrimenti richiederebbe anni”.

Sembra uno slogan. “Lo so che sembra uno slogan, invece è un serio discorso di metodo, senza il quale temo non si vada da nessuna parte. Roma e Milano possono o forse addirittura devono fare squadra. Con ruoli auspicabilmente complementari”. Ossia? “Quello di Milano l’abbiamo detto, sviluppo di eccellenza a livello mondiale. Roma anche quello di hub dove sviluppare pratiche e competenze da trasmettere al resto del Paese. La capacità di traino che ha Roma anche sul sud dell’Italia è fondamentale. E’ chiaro che per fare questo bisogna identificare progetti che possano in qualche modo fare da benchmark. Roma ha bisogno di qualche simbolo dal punto di vista immobiliare”. 

Come il progetto che avete in mente nel quartiere Flaminio? “Il tema non è tanto opportunistico, ma strategico. E’ legato alla visione imprenditoriale aziendale. Se è vero che l’Italia ha bisogno di un cambio di passo, chi può guidarlo? Chi ha mezzi, finanziari, culturali e competenze?”

E’ una candidatura? “Assolutamente no, è un ragionamento. L’individualismo italiano ha portato a poche alleanze. Risultato? A livello mondiale, nel settore immobiliare, siamo dei nani. Sostanzialmente non esistiamo”. Riflessione per la classe politica? “Per tutti. Certo, il rapporto pubblico/privato sviluppato negli anni ’80 è un modello sbagliato. Figlio di un periodo storico in cui immobiliaristi e politici ragionavano in maniera contrapposta. Il gioco delle parti è stato giocato male dalle parti”. Però non ha risposto sul quartiere Flaminio. Che progetti avete? “Ci sono mille aree interessanti a Roma di cui si potrebbe parlare, sostanzialmente la città offre oggi moltissime opportunità”. Non si faccia pregare, ci sono novità rispetto all’interesse  manifestato? “Al momento no, ma non escludo ce ne saranno nei prossimi mesi. Di più al momento non posso dire”.

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