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Alberto Cartasegna (ceo e cofondatore Miscusi): «Dopo il Covid torniamo a crescere con un investimento di 20 milioni»

“La pasta unisce”. Questo è il motto del brand milanese, Miscusi. E lo ribadisce il ceo e cofondatore dell’azienda insieme a Filippo Mottolese, Alberto Cartasegna. «È sempre stato uno dei nostri motti ma il Covid ci ha obbligato a dividerci» spiega.

Il brand che fa capo a una catena di ristoranti specializzati in “pasta e felicità” quali ingredienti simbolo dello stile di vita mediterraneo, aggiunge ai 5 milioni di euro raccolti durante i primi tre anni di vita – che hanno visto la startup crescere da 1 a 11 milioni di euro – un ulteriore round di finanziamento da 20 milioni di euro con il sostegno del fondo americano Kitchen Fund – già investitore di numerose realtà food internazionali di successo tra cui SweetGreen – e guidato da MIP, fondo di venture capital di cui Angelo Moratti è anchor investor.

Una operazione tesa a sostenere una netta svolta verso l’internazionalizzazione e la sostenibilità con il lancio di un piatto di pasta con ingredienti che bilanciano valori nutrizionali e provengono da un progetto sperimentale di agricoltura rigenerativa che, a differenza delle pratiche di monocoltura, si concentra sul ripristino e l’arricchimento del terreno per contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra.

Prevista anche la ripresa delle inaugurazioni di nuovi locali fermate dal Covid. Dopo l’apertura del primo ristorante a Milano alla sua fondazione, nel 2017, Miscusi ha inaugurato in soli altri 11 ristoranti in sei città, per oltre un milione di clienti. Lo stop forzato del 2020 dei ristoranti ha per contro accelerato la realizzazione del Miscusi bottega, un negozio virtuale per ricevere tramite delivery e video tutorial tutto il necessario per realizzare in casa piatti di pasta della grande tradizione italiana.

«Abbiamo reagito concentrandoci sul futuro, convinti che il 2020 avrebbe lasciato in tutti noi una maturità superiore, capace di riconnetterci con la natura, con noi stessi e con il cibo che mangiamo», spiega Cartasegna. «La produzione di cibo dovrà aumentare del 60% nei prossimi 30 anni. Qui risiede la sfida e l’opportunità più grande per combattere il surriscaldamento ed evitare un disastro. Cambiare la nostra dieta (o stile di vita) è la scelta individuale più impattate che ognuno di noi può fare per contribuire a salvare il pianeta».

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