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Carlo Magni, segretario responsabile di Uilca Mps: “Il punto di arrivo del risiko bancario non può essere la scomparsa della banca”

Se una banca viene risanata, rafforzata e riportata al centro del sistema, perché il suo destino dovrebbe essere quello di scomparire?”.

È l’interrogativo che il sindacato Uilca Gruppo Mps pone in un lungo post su facebook a firma del segretario responsabile Carlo Magni.

Per anni – prosegue il post – alle lavoratrici e ai lavoratori è stato chiesto di credere nel risanamento; per anni è stato chiesto loro di affrontare riorganizzazioni profonde, uscite, trasformazioni tecnologiche, riduzioni di organico e cambiamenti continui; per anni è stato spiegato che il futuro della banca sarebbe dipeso dalla capacità di restituirle stabilità, equilibrio e competitività.

Oggi quel risultato è sotto gli occhi di tutti: Monte dei Paschi è tornata a produrre utili importanti, è tornata a distribuire dividendi, è tornata a occupare un ruolo rilevante nel panorama bancario nazionale e ha recuperato una centralità che soltanto pochi anni fa appariva difficile perfino immaginare.

Ed è proprio a questo punto che emerge la domanda più difficile, quella che forse merita una riflessione più approfondita e che non può essere liquidata come una semplice valutazione emotiva o identitaria”.

Questo – continua il post di Carlo Magni – “è, in fondo, il nodo che non può essere eluso.

Non stiamo parlando soltanto di un’operazione finanziaria, né esclusivamente di interessi azionari o di valutazioni di mercato; stiamo parlando della possibile cancellazione di Monte dei Paschi come banca autonoma, della possibilità che la sua rete commerciale venga suddivisa tra altri soggetti e della prospettiva che ciò che è stato costruito e ricostruito nel corso degli anni finisca per essere disperso all’interno di realtà differenti.

Stiamo parlando, in altre parole, della possibile scomparsa di un’identità aziendale, di una cultura professionale, di un sistema di relazioni industriali e di un patrimonio di competenze che non nasce da un algoritmo finanziario ma dal lavoro quotidiano, dall’esperienza accumulata nel tempo e dalla dedizione di migliaia di persone.

Per tale motivo – evidenzia il sindacalista della Uilcala questione che oggi si pone attorno a Monte dei Paschi non riguarda soltanto il futuro di un istituto, ma investe, in una prospettiva più generale, il futuro stesso del sistema bancario italiano.

Dopo anni nei quali a una comunità di donne e uomini è stato chiesto di salvare una banca, di difenderla, di rilanciarla e di riportarla agli utili, appare infatti legittimo domandarsi se il punto di arrivo debba davvero coincidere con la sua scomparsa oppure con la valorizzazione di ciò che è stato costruito e riconquistato attraverso un percorso lungo e difficile.

Monte dei Paschi non è soltanto una quota di mercato, né una rete commerciale, né una somma di attivi, passivi, sportelli e coefficienti patrimoniali.

Monte dei Paschi è un patrimonio del Paese; è storia, competenza, lavoro e fiducia riconquistata.

Proprio per questo risulta difficile comprendere perché tutto ciò debba essere considerato il punto di partenza di una spartizione anziché il fondamento di un autentico progetto industriale capace di guardare al futuro, valorizzando quanto il tempo, il sacrificio e la professionalità di migliaia di persone hanno saputo ricostruire”, conclude Magni.

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