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Luciano Capone (Il Foglio): «Proroga Superbonus fino al 2023: le critiche di Bankitalia»

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La legge di Bilancio proroga il Superbonus fino al 2023. Si tratta, spiega Luciano Capone, di «una misura molto popolare, che il governo ha tentato di riportare entro un perimetro di razionalità economica, ma senza risultati significativi proprio per l’unanime spinta in senso opposto delle forze di maggioranza».

«La legge di Bilancio, a parte un’estensione più contenuta per le unità unifamiliari, proroga la super agevolazione al 110% fino al 2023 e poi la riduce fino al 65% nel 2025. Una “stretta” davvero marginale» argomenta Capone su Il Foglio «rispetto ai seri problemi di questo bonus più volte sottolineati proprio dal ministro dell’Economia Daniele Franco, che però ha ceduto di fronte alla pressione dei partiti, M5s in testa».

«I problemi del Superbonus sono però stati evidenziati dagli organi indipendenti chiamati a valutare la legge di Bilancio, come la Banca d’Italia e l’Ufficio parlamentare di Bilancio (Upb). La prima criticità è il costo. I bonus edilizi sono molto popolari proprio perché molto costosi. Complessivamente, scrive l’Upb, dalla proroga delle molteplici detrazioni fiscali vigenti sulle spese sostenute per l’efficientamento e la riqualificazione energetica, per la riduzione del rischio sismico e per il miglioramento degli immobili sono attesi oneri pari a 30,8 miliardi nel periodo 2022-2036, di cui l’84% circa concentrato dal 2024 al 2029».

«La sola proroga del Superbonus» sostiene Capone «costa 14,1 miliardi ma il costo complessivo dall’introduzione è di 33,3 miliardi di euro, una cifra enorme che solo in parte, circa 14 miliardi, sarà finanziata dalle risorse europee del Pnrr. Si tratta tuttavia, per l’Upb, di stime ottimistiche dato che il Superbonus copre più che integralmente costi sostenuti e prevede massimali di spesa più elevati rispetto ai precedenti bonus».

«A fine ottobre sono stati asseverati lavori per oltre 9,7 miliardi, a cui corrisponde un costo in agevolazioni per 10,7 miliardi. Eppure, fa notare l’Upb, questa massa enorme di denaro ha “riguardato un numero relativamente limitato di unità immobiliari: circa 57.700, di cui 8.356 condomini, che costituiscono lo 0,7% del totale degli edifici con più di quattro abitazioni”. La spesa media per intervento è molto alta, circa 169 mila euro per fabbricato, e per giunta i dati mostrano che la spesa media “è aumentata di mese in mese”».

«Le cause possono essere diverse, ma principalmente il trend riflette le distorsioni del Superbonus. L’incentivo produce una spinta inflazionistica, scrive l’Upb, che può spingere ulteriormente le spese verso i massimali producendo un costo per l’erario superiore al previsto. La pressione sui prezzi è dovuta all’aumento della domanda ma anche al meccanismo perverso di un bonus superiore al 100%: “Il venir meno del contrasto di interessi tra fornitori e acquirenti per effetto della completa copertura dei costi da parte dell’incentivo” scrive l’Upb “potrebbe aver influito sui prezzi concordati sui lavori ammessi e aver accresciuto l’onere complessivo della misura”».

«Inoltre, la generosità della misura può aver inciso sulla “diffusione di comportamenti fraudolenti”: l’Agenzia delle entrate ha già intercettato frodi per crediti su interventi edilizi inesistenti pari a 800 milioni di euro, una somma nettamente superiore alle frodi che ad esempio hanno riguardato il Reddito di cittadinanza. Osservazioni analoghe provengono dalla Banca d’Italia: “Detrazioni con aliquote molto elevate possono determinare un incentivo ad accrescere i costi” ha detto in audizione il capo del Servizio struttura economica Fabrizio Balassone “e inoltre le agevolazioni per le riqualificazioni edilizie presentano elevati rischi di comportamenti fraudolenti”».

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