Diverse aree del Lazio confinano con zone ad alta vocazione industriale ricomprese nella Zes che avranno contributi finanziari, velocizzazione delle procedure amministrative, benefici fiscali e occupazionali. «Il prossimo primo gennaio sarà istituita la Zes unica per il Centro Italia, che ricalca il perimetro delle regioni già riconosciute dall’Europa come più in difficoltà. Sarebbe stato troppo complicato includerne altre, tra cui il Lazio». Lo ha detto Angelo Camilli, Presidente di Unindustria, in un’intervista a La Repubblica.
Camilli sottolinea che «ci sono aziende, per esempio in alcuni comuni del cassinate, con due ingressi, uno in provincia di Frosinone e l’altro in provincia di Caserta, è facile immaginare in quale delle due direzioni la fabbrica si amplierà un domani. Realisticamente è molto complesso modificare il decreto Sud che contiene le nuove Zes ed è a un passo dalla ratifica parlamentare».
«Quello che si sta cercando di fare è valorizzare al massimo alcune misure parallele che, se non riprodurranno le condizioni delle Zes, almeno attenueranno le differenze. Si tratta di seguire un principio di gradualità applicato storicamente in tutte le politiche di sviluppo territoriale: da sempre sono previsti strumenti e aree di transizione e compensazione», aggiunge.
Per Camilli bisogna puntare al modello delle Zls (Zone logistiche speciali), con la concessione di benefici non finanziari ma almeno burocratici (tempi più rapidi, procedure ridotte), che risolverebbe almeno parte del problema se estesa a tutti i principali poli industriali e produttivi della Regione così come già indicati nella Carta degli Aiuti di Stato a finalità regionale come per esempio Civitavecchia, della Tiburtina Valley, oltre alle zone industriali di Frosinone, Latina e Rieti.
«C’è poi un’ulteriore risorsa: la possibilità di accedere ad agevolazioni finanziarie fino al 25% dell’investimento per Grandi Imprese e al 40% per le Pmi (contro il 60% delle Zes): ci stiamo attivando per ottenere l’incremento del 15% per tutti». Esistono anche dei fondi statali per il “contrasto alla deindustrializzazione”, finanziati nel 2021 con 136 milioni in Legge di Bilancio, che potrebbero essere rivitalizzati e aumentati dal 2024.
Infine, si punta a estendere un formato adottato per i comuni del cratere del sisma di Amatrice: si tratta di Contratti di Sviluppo, con fondi Ue e Regione, ma con una soglia minima di investimenti finanziabili di 1,5 milioni di euro (rispetto ai 20 milioni di euro dei Contratti di Sviluppo del Ministero delle Imprese). Con questa modalità nel caso degli investimenti post-terremoto sono arrivate domande per 549 milioni rispetto a una dotazione iniziale di 110 milioni. Una dimostrazione in più della vitalità potenziale dell’imprenditoria e dell’industria laziale.








