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Massimiliano Burelli (CEO AST di Terni): «A causa dei contagi dobbiamo rallentare la produzione»

“Il picco della pandemia dell’anno scorso, siamo riusciti a gestirlo senza particolari rallentamenti nella produzione. Adesso è dura. Il dilagare della pandemia ci preoccupa davvero sul fronte della continuità aziendale”.

Lo afferma in un’intervista al ‘Messaggero’ Massimiliano Burelli, ceo dell’acciaieria Ast di Terni, sottolineando come “”oggi dobbiamo fare i conti con una aggressività dei contagi molto diversa” rispetto al passato e “questo ci obbliga in qualche modo a iniziare a rallentare la produzione”.

Ieri fra contagiati e in quarantena era fuori gioco “oltre il 10% della forza lavoro. E il bilancio si aggiorna continuamente” spiega, annunciando che “ad oggi solo in acciaieria siamo abbiamo ridotto circa il 10-15% della produzione. Questo però non vuol dire fermare il resto degli stabilimenti: ci sono le giacenze che compensano in questo caso”.

“Per ora abbiamo ridotto i turni in acciaieria, stiamo riuscendo a mantenere i turni in laminazione a caldo e fermiamo a macchia di leopardo la parte a freddo. Fin dove riusciamo a lavorare in sicurezza, cosa che è la mia priorità assoluta, lo faremo, rispettando gli impegni presi con i nostri clienti. Non c’è dunque un punto di svolta al di sopra del quale si ferma tutto. Anche grazie alla giacenza dei semiprodotti. Ma se i contagi dovessero raddoppiare diventerebbe davvero complesso procedere” sottolinea.

A questo – aggiunge – vanno aggiunti gli impatti dei rincari con un “impatto davvero importante sui margini, molto oltre le nostre previsioni. Ma questo non riguarda solo noi: l’intera manifattura italiano sta rischiando grosso. Ci stiamo giocando la ripresa. Per questo noi, come altre imprese energivore, speravano in misure di defiscalizzazione nella legge di Bilancio che alleviassero certi extra-costi”.

Il tutto mentre i cinesi “che hanno oltre il 50% della produzione mondiale, godono di diversi sussidi. Impossibile reggere la competizione sulla base di costi così diversi” conclude Burelli.

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