Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Andrea Boitani (docente Università Sacro Cuore di Milano): «Più risorse per una transizione energetica giusta»

La transizione energetica è una di quelle iniziative che non ammettono più rinvii. Allo stesso tempo, quest’importante cambio di basso richiederà necessariamente che vengano messe in campo «opportune e imponenti misure compensative» oppure «graverà troppo sui ceti meno abbienti», rendendola di fatto insostenibile. Parla così Andrea Boitani, docente dell’Università Sacro Cuore di Milano.

«Saranno questi a sopportare di più il peso della carbon tax, della border carbon tax e del sistema di permessi scambiabili. Tutte cose che fanno aumentare il costo di gestione dei mezzi di trasporto e dei riscaldamenti domestici, che usano petrolio, carbone e gas metano. Settori in cui la riduzione delle emissioni è stata più lenta che in altri comparti e in cui le alternative “pulite” sono ancora costose e quindi non accessibili a chi ha redditi bassi e si trova perciò intrappolato in consumi inquinanti sempre più tassati».

«Con il pacchetto Fit for 55, lanciato il 14 luglio allo scopo di raggiungere una riduzione delle emissioni di gas-serra pari ad almeno il 55% entro il 2030, La Commissione Europea ha stanziato per una “transizione giusta” 72,2 miliardi tra il 2025 e il 2032, prevedendo di utilizzare allo scopo il 25% del ricavato dal sistema dei permessi scambiabili e di mobilizzare fondi equivalenti da parte dei singoli stati per raggiungere 144,4 miliardi complessivi».

«Poco più di 20 miliardi l’anno (e solo in parte destinata a compensazioni sociali) non è una cifra adeguata per i 27 paesi di un’Unione dove nel 2019 si stimava fossero oltre 92 milioni le persone a rischio di povertà ed esclusione (un numero certamente cresciuto dopo un anno e mezzo di pandemia)».

«Dovrà essere destinata alla “transizione giusta” una quota maggiore del ricavato dall’Ets (e perché non tutto?), si dovrà trovare un metodo di allocazione che tenga conto della differente incidenza della povertà tra i diversi paesi Ue. Se ciò non accadrà, non sarà affatto esclusa una combinazione inquietante: obiettivi di riduzione delle emissioni mancati, crescenti ingiustizie sociali, espansione paneuropea dei gilet gialli».

Per saperne di più:

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.