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Romano Prodi (ex-premier): «Italia ed Europa non hanno valutato a pieno l’impatto sul sistema industriale del profondo cambiamento che la transizione energetica comporta»

Italia ed Europa non hanno valutato a pieno l’impatto sul sistema industriale del profondo cambiamento che la transizione energetica comporta. «No, purtroppo, e questo mi preoccupa», ha affermato Romano Prodi, in un’intervista trasmessa in occasione dell’assemblea annuale dell’Unem. «Si tratta di obiettivi sani e legittimi, però abbiamo pensato soprattutto al traguardo da raggiungere ma non a come arrivarci», ha rilevato.

«Io vorrei evitare una cosa: noi siamo europei, non dico neanche italiani. Abbiamo speso in tutti i paesi europei, e in Italia ancora di più, delle enormi somme per incentivare il solare, con un discreto successo, ma poi tutto è stato realizzato dai cinesi. Con un comportamento di questo tipo distruggiamo le nostre imprese e le nostre strutture economiche».

«Come presidente della Commissione Europea» ha proseguito l’ex presidente del Consiglio «sono stato il primo a volere il Protocollo di Kyoto. Sono andato a chiedere l’elemosina in tutto il mondo per avere la firma perché americani e cinesi erano contro, però dobbiamo ammettere che nessuno di quegli obiettivi è stato ancora raggiunto».

Secondo Prodi, nel Pnrr «abbiamo messo bene in evidenza gli obiettivi di transizione ma dobbiamo anche strumentarli, questo è quello che dobbiamo fare». Il «gran problema» è «governare la transizione», che «è una cosa seria, e non è un pranzo di nozze».

«Gli obiettivi» ha aggiunto «non sono ambizioni, ma si possono raggiungere con uno sforzo tecnico ed economico enorme. Forse sono traguardi ambiziosi in relazione all’attuale debolezza politica, ma rappresentano anche la grande occasione per rafforzare le decisioni a livello continentale. Se non facciamo questo diventiamo solo dei pagatori e invece noi dobbiamo essere protagonisti del cambiamento. Non sono obiettivi folli o impossibili ma esigono un cambiamento che finora non abbiamo fatto».

Quanto al rischio che l’accelerazione non ponderata verso la mobilità elettrica possa generare una crisi industriale importante, Prodi ha replicato: «Io e il professor Clô abbiamo proposto un Comitato Tecnico Scientifico per la Transizione Ecologica proprio per questo. Se si usano tecnologie di un tipo, i progetti infrastrutturali procedono per via differenti, e non c’è una politica uniforme e coordinata, rischiamo il fallimento di tutto il processo di transizione. E poi ci vuole la misurazione degli effetti. La misurazione oggi è un po’ vaga. Come per il Covid, va definito un centro di coordinamento delle decisioni».

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