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Fabio Benasso (Ad Accenture Italia): «Il mercato italiano è per noi una delle più grandi realtà»

L’anno della pandemia ha richiesto a tutte le realtà produttive e alle aziende di adeguarsi alla necessità del cambiamento, imprimendo, però questa volta, a questa spinta un’accelerazione senza precedenti. Milano Finanza ne ha parlato con Fabio Benasso, presidente e ad di Accenture Italia.   

Quali mosse ha adottato Accenture Italia per fronteggiare le sfide imposte dalla pandemia nel nostro Paese in particolare? “E’ stato un anno critico per le nostre persone e particolare per i rapporti con i clienti. Ci siamo mossi con visione e coraggio, perseveranza, lucidità e apertura. Le posizioni difensive non aiutano, e il Covid non ci ha fatto cambiare direzione. Abbiamo confermato i nostri investimenti, e abbiamo cercato di tutelare e accompagnare il nostro personale perché fossero preservati al meglio salute e benessere, con attività di sostegno, ausilio e accompagnamento. Per gestire la situazione particolare abbiamo assunto 2.500 persone in Italia, e inserito in virtuale i nuovi colleghi. Replicare il percorso solitamente seguito in azienda non è stato banale”.   

Qual è il peso e l’ importanza dell’Italia con il suo sistema di imprese particolare per il gruppo Accenture? “La nostra azienda a inizio anno ha messo in atto una riorganizzazione accorciando la catena di comando. Ora i grandi Paesi siedono nel management committee e partecipano alla governance che decide le strategie. Il mercato italiano è una delle più grandi realtà per Accenture, il quarto al mondo nel gruppo per dimensioni, è parte attiva del gruppo contribuendo con progetti che nascono in Italia ma vengono valorizzati anche a livello mondiale. Ci siamo mossi con un approccio sistemico per favorire i processi di innovazione delle realtà nazionali, investendo su due fronti.

Il primo è quello delle acquisizioni in settori a forte innovazione: abbiamo scelto aziende italiane in ambito  finanziario, industriale e tecnologico come Plm Systems, Nike Group e  Concert Solution perché la loro integrazione nella nostra macchina possa  farle crescere. L’altro fronte è stato quello degli hub: il Cyber fusion center di Napoli, l’Industry X innovation center for engineering a Milano e l’Accenture financial advanced solutions & technology a Padova”.

Cosa stanno facendo le imprese italiane per stare al passo con il  bisogno di innovazione? “Mi sembra che ci sia sul mercato una grande domanda di cambiamento, nonostante le incertezze del momento. Le imprese, ciascuna con il proprio passo, si stanno proiettando nel dopo. E c’è un moto positivo per  proiettarsi verso il futuro. Le leve principali di queste trasformazioni  sono la tecnologia, la grande domanda di talento e di capitale umano. Vedo  che l’accelerazione per rispondere a questi bisogni è presente in tutto il sistema Paese, sia nel settore privato che in quello pubblico.

Mi auguro che tutti questi elementi convergano nel 2021 per procedere spediti verso la nuova normalità, in cui i canali digitali esisteranno accanto alla fisicità con maggiore presenza. Coesisteranno innovazione e processi associati all’adozione della tecnologia, che andranno applicati in maniera corretta. La tecnologia non è trasformativa di per sé ma occorre che l’elemento umano la declini, e per farlo servono elementi valoriali che vanno tutelati”.

Cosa si può fare per alimentare la contaminazione tra i settori, e come dovrebbe funzionare quello che è sempre più definito come processo di “rotazione verso il nuovo”? “Il cambiamento consapevole per innovare richiede alcuni ingredienti, innanzitutto la capacità finanziaria per investire. Alcune risorse vanno spostate dal core business, che va efficientato, ai processi di sperimentazione e innovazione. Con il coraggio per incubare e il tempo per correggere quello che non sta funzionando appieno. Ma il finanziamento da solo non è sufficiente, dietro devono esserci un solido modello di business, la fiducia nel talento e nel capitale umano”.

Avete annunciato una partnership con il gruppo Generali. Quali possibilità aprirà in campo assicurativo la joint venture Group operations service platform, che va sotto la sigla Gosp? “E’ un’iniziativa di trasformazione tecnologica con un grande cliente. L’ambizione del gruppo assicurativo Generali è di utilizzare le piattaforme tecnologiche come può essere ad esempio il Cloud per andare verso assetti più agili, flessibili e competitivi sul lato dei costi. La tecnologia diventa così un elemento abilitante nelle business proposition del gruppo. La scelta di una partnership ci porta a una piena responsabilità per perseguire i risultati, ed è una mossa che rafforza i contributi per una realizzazione ottimale”.

I vostri investimenti immobiliari hanno risentito delle restrizioni anti-Covid? Come è cambiata l’organizzazione della logistica con il cambio di piattaforma indotto dalle misure di lockdown? “Abbiamo avviato un significativo percorso di riprogettazione del nostro modo di essere presenti nel Paese con un investimento di 360 milioni di euro. Abbiamo concettualizzato alcuni formati delle tipologie di lavoro e delle location. A Milano troveranno posto un nuovo head office, un ufficio operativo e numerosi hub di innovazione. Sono tipologie che richiedono spazi diversi e li abbiamo ridisegnati perché i colleghi, i clienti e i partner dell’ecosistema potessero avere infrastrutture fisiche e tecnologiche più adeguate ai nuovi bisogni. Sono spazi liquidi e molto collaborativi, il cui valore non sta nella proprietà in sé ma nella loro adattabilità in funzione del bisogno”.

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