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Azioni: ecco i dividendi più ricchi d’Europa | Lo scenario

In Europa è in arrivo un treno carico di rendimenti.

Con la stagione degli utili alle porte gli investitori attendono le indicazioni sull’ammontare dei dividendi.

Le previsioni parlano di un dividend yield medio per le società de Vecchio continente nell’ordine del 3,6%, con un incremento annuo delle cedole, in linea con la crescita degli utili, nell’ordine del 5-6%.

Letto così, scrive MF-Milano Finanza, il numero potrebbe far storcere il naso: il 3,6% infatti non è un rendimento elevatissimo, se si pensa che il Btp decennale attualmente si muove intorno al 3,8%.

E a ben guardare anche rispetto alla media storica il 2024 non sarà certo un anno di cedole da record.

Prima considerazione: per scegliere dove investire più dei valori assoluti contano quelli relativi.

Per questo è importante il confronto con Wall Street, come spiega Luca Fina’, head of active equity di Generali Asset Management: “In Europa la remunerazione complessiva degli azionisti, che include dividendi e buyback, è del 5,3%.

Valore che negli Stati Uniti passa al 3,4%.

Considerando che la componente buyback attesa per il 2024 in termini percentuali è più o meno uguale, è evidente come la differenza di remunerazione la facciano proprio i dividendi”.

In buona sostanza, una società europea porta con sé un possibile premio da dividendo di circa due punti rispetto a una americana (che ha in media una cedola attesa dell’1,7%).

E poi c’è l’effetto cambio.

Dall’inizio del 2024 il dollaro si è rafforzato di quasi l’1% rispetto all’euro, con il cambio tra moneta unica e biglietto verde che è sceso da 1,1 a 1,09.

Un dollaro forte, per sua natura, sconsiglia di posizionarsi su Wall Street, banalmente perché farlo costa di più.

E lo stesso vale per la sterlina britannica, che nelle prime settimane di gennaio ha guadagnato lo 0,8% sulla moneta unica.

Ecco perché allora la ricerca del rendimento tramite dividendi dell’Eurozona può essere una scelta interessante.

Dove la cedola è maxi.

Andando a guardare i singoli settori, spiega Fina’, è importante considerare anche i buyback.

“Rispetto al passato negli ultimi due-tre anni al dividendo si associa sempre più la componente buyback come forma di distribuzione di cassa agli azionisti”, osserva il money manager.

Come si traduce tutto ciò in termini di investimento?

“Guardiamo con particolare attenzione ai comparti bancario e petrolifero: il primo ha un dividend yield atteso del 7,5%, più un 3,5% circa di buyback; il secondo un dividendo del 5-5,5% ma piani di riacquisto di azioni proprie altrettanto importanti”.

Le ragioni che motivano una simile generosità da parte delle aziende sono le più svariate.

“In alcuni settori gli investimenti sono a livelli storicamente bassi, e quindi le società decidono di utilizzare la cassa per remunerare gli azionisti.

Banche ed energia peraltro hanno valutazioni contenute, e quindi riacquistare azioni proprie risulta interessante”.

Il Ftse Mib è tra le prime scelte degli esperti per cogliere le opportunità dei dividendi in arrivo.

Il motivo è presto spiegato: la preponderanza nel listino dei titoli finanziari, che grazie ai bilanci dell’ultimo anno si preparano ad aumentare le cedole in modo importante.

“A livello di area geografica l’Italia, per composizione dell’indice Ftse Mib, ha un peso di società finanziarie più alto rispetto all’indice europeo, tanto che banche e assicurazioni pagano circa il 50% dei dividendi contro il 30% del resto d’Europa”, evidenzia ancora Fina’, che poi aggiunge: “Come se non bastasse, le banche italiane tendono a staccare cedole più elevate rispetto alle loro concorrenti europee”.

Il broker Xtb ha elaborato per MF-Milano Finanza una selezione di titoli europei in euro, con capitalizzazione sopra 10 miliardi e dividend yield superiore al 7%.

Intesa Sanpaolo, all’8,8%, è il fiore all’occhiello del Ftse Mib.

Ma Walid Koudmani, chief market analyst di Xtb, invita a non dimenticarsi di “Unicredit, viste le prospettive interessanti del titolo”.

Petrolio, auto, tlc.

Più in generale, tra i settori più generosi Xtb include le utility, le auto e le telecomunicazioni, mentre a livello di area geografica sono attese soddisfazioni dall’indice Dax di Francoforte e dall’Ibex di Madrid.

Alcuni titoli?

Koudmani cita Volkswagen (dividend yield del 7,8%), viste “le ambizioni sull’elettrico che ne guidano la crescita”.

Oppure la compagnia iberica Telefonica (dividendo sopra l’8% rispetto al prezzo del titolo): “Il settore high yield affronta sfide importanti e questo titolo può rappresentare un esempio di inversione di tendenza”.

Ancora Koudmani cita il caso Basf (7% il rendimento da dividendo atteso): “Nonostante i problemi che si trova a vivere, la società ha un solido track record di dividendi e rimane un colosso chimico con un portafoglio diversificato”.

Dividendo Ue o tech Usa?

Al di là di tutto, giocarsi l’all-in sugli eurodividendi può non essere la mossa più saggia, anche perché l’incognita tassi di interesse rimane elevata.

Lo spiega ancora Fina’: “In questo inizio di 2024, data l’incertezza, è opportuno che il portafoglio sia bilanciato sia a livello settoriale che geografico”.

I tassi sono la variabile chiave: “Se si abbassano impattano positivamente sul tech e quindi sul mercato americano, ma negativamente sulle banche”.

In un contesto di incertezza è quindi “opportuno non sbilanciarsi, tenendo sia la componente growth americana, che include l’Intelligenza Artificiale, sia la parte yield europei focalizzata sui dividendi.

Al momento, in termini relativi, preferiamo questa componente”.

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