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Autostrade per l’Italia: o prezzo condiviso o sarà scontro

La possibilità che lo scontro fra Atlantia e l’esecutivo su Aspi possa non degenerare in uno battaglia legale sono ormai ridotte al minimo. L’unica via negoziale passa, allo stato, attraverso l’individuazione di un prezzo per l’88% di Aspi detenuto da Atlantia che sia di soddisfazione per entrambe le parti in causa. Lo si apprende da fonti vicine al dossier. L’individuazione di un prezzo concordato, spiegano le fonti, avrebbe il vantaggio di assorbire il tema delle manleve, lo scoglio principale su cui si sono arenate tutte le trattative. Nel dettaglio i singoli rischi futuri verrebbero prezzati e sottratti dal valore degli attivi societari contribuendo, appunto, a definire un prezzo. Di fatto questo è quello che accadrà se verrà portato avanti il progetto di scissione della quota di Aspi da Atlantia.

L’operazione, come è ovvio che sia, sarà assistita da un prospetto nel quale verranno rappresentati tutti i rischi dell’affare, che saranno ponderati dai potenziali acquirenti nel momento in cui saranno chiamati a dare un prezzo alla società. E qui, inevitabilmente, si ritorna all’ampiezza delle garanzie. Chiaramente non potrà esserci una manleva che comprenda anche la copertura eventuale dell’omessa vigilanza da parte di dipendenti pubblici come chiesto dal Governo. E altrettanto certamente non potrà contenere anche la garanzia dai cosiddetti rischi indiretti, che è stata chiesta da CdP. Questa andrebbe a ricoprire anche l’eventuale danno biologico e sarebbe indeterminata nello spazio e nel tempo. L’individuazione di un prezzo rappresenta l’unica via negoziale percorribile, secondo più di un’operatore presente al tavolo delle trattative.

In sede di negoziazioni, secondo quanto si apprende, le parti avevano ipotizzato di creare una società veicolo, una newco cui indirizzare tutto il contenzioso. La società sarebbe stata dotata di un patrimonio per fare fronte ai risarcimenti futuri, esaurito il quale sarebbe stata chiusa. I consulenti hanno sconsigliato di procedere in tal senso perché questa scelta avrebbe portato una serie di cause infinite, molte delle quali avrebbero rischiato di essere temerarie. Una soluzione negoziale, con l’individuazione di un prezzo, è considerata quindi l’unica percorribile dal management di Atlantia e Aspi e avrebbe il vantaggio di garantire gli interessi di tutti i soci. Altre quadrature del cerchio che penalizzino in maniera eccessiva i diritti dei soci per favorire i subentranti nel controllo porterebbero certamente a delle azioni di responsabilità nei confronti dei manager e dei Cda che controllano le due società.

Anche la strada dell’esecutivo non è affatto agevole. Se il Governo dovesse decidere di procedere alla revoca si arriverebbe a uno scontro legale di dimensioni inedite. Nel parere chiesto mesi fa all’avvocatura dello Stato in merito il rischio di un’eventuale soccombenza del governo è stato ampiamente rappresentato. E questo significa che qualora Atlantia dovesse vincere la contesa con il Governo, ai ministri che lo hanno voluto potrebbe essere chiesto il danno erariale.

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