Quasi il 60% delle aziende italiane nel settore automotive italiana non prevede alcun investimento in innovazione di prodotto.
È quanto emerge dalla Survey 2025 dell’Osservatorio Tea, presentata oggi al Mimit, in cui si segnala che questo numero è cresciuto del 9% rispetto a quello registrato nel 2024.
“Un segnale netto di frenata strategica” – precisa l’Osservatorio – “che fotografa un settore alle prese con l’incertezza della domanda europea, le tensioni geopolitiche e una transizione tecnologica ancora percepita come rischiosa”.
Dati alla mano, il 57% delle aziende “non prevede investimenti in innovazione di prodotto nel prossimo triennio” mentre il 42% “non prevede investimenti in innovazione di processo nel prossimo triennio”.
Ancora, il 52% della filiera “resta su componenti ‘invarianti’” ovvero non direttamente legati al motore termico ed elettrico, rinviando quindi “scelte strategiche sulla transizione”.
Solo il 15,4% delle imprese stima di fare innovazione di prodotto per i veicoli full electric.
Dal punto di vista finanziario si evidenzia che “il settore mostra una forte dipendenza dall’autofinanziamento con quasi il 60% delle imprese che utilizza risorse interne, mentre l’accesso al credito bancario è spesso giudicato costoso e complesso, con circa un’azienda su due che non redige un business plan formale”.
Per sostenere la transizione e preservare la competitività della filiera, “le imprese indicano come priorità assolute la riduzione del costo dell’energia per gli impianti produttivi e la semplificazione burocratica legata agli investimenti. Interventi ritenuti più urgenti ed efficaci rispetto ai soli incentivi alla domanda”, conclude l’Osservatorio Tea.
“È in atto una trasformazione profonda del settore automobilistico, con rilevanti implicazioni economiche e sociali”, spiega Francesco Zirpoli, direttore dell’Osservatorio Tea, ricordando che lo scorso dicembre la Commissione europea “ha proposto una revisione del regolamento sul phaseout dei motori endotermici che introduce maggiore flessibilità per le case automobilistiche e nuovi meccanismi di compensazione delle emissioni, oltre a incentivi alla produzione europea di piccole auto elettriche”.
Per l’industria italiana “si tratta di un’opportunità, a patto” – ammonisce Zirpoli – “di non considerarla un’inversione di rotta: la transizione resta guidata dagli investimenti in digitalizzazione, automazione ed elettrificazione, già fortemente avanzati soprattutto in Asia e sui quali l’Italia non può restare indietro”.








