Auto elettriche, malgrado il forte incremento di immatricolazioni rispetto al 2019 l’Italia rimane fanalino di coda d’Europa

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su whatsapp
Condividi su email

Malgrado il fortissimo incremento dell’ultimo anno, l’Italia resta fanalino di coda per l’acquisto di auto elettriche. L’accelerazione delle immatricolazioni è del 155%, rispetto al 2019, ma le vetture alla spina rappresentano soltanto il 3% del mercato complessivo. Restiamo drasticamente indietro agli altri Paesi d’Europa. In Norvegia l’elettrico arriva al 60% del mercato, la Svezia supera il 20%. Francia e Germania immatricolano al mese lo stesso numero di auto elettriche immesse in Italia in un anno.

Precisamente, nel nostro Paese sono state vendute 32.500 vetture full electric, 27 mila ibride plug-in (che combinano motore a combustione e batteria da ricaricare). Numeri importanti che certificano la rivoluzione in atto. Ma che se paragonati alla trazione tradizionale sono ancora ben poca cosa. La benzina tocca le 523 mila immatricolazioni, il diesel raggiunge quota 460 mila. Se guardiamo la crescita di dicembre 2020 con vendite di oltre il 750% in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, capiamo perché le previsioni parlino del 2021 come anno della consacrazione dell’elettrico.

Le impennate percentuali assumono però tutto un altro aspetto alla luce degli obiettivi. Il piano nazionale per l’energia prevede la sostituzione entro il 2030 di 6 milioni di veicoli con altrettante auto elettriche e oggi in circolazione ce ne sono, sì e no, 100 mila. La strada è tutt’altro che in discesa. Se in Italia l’elettrico stenta a decollare è perché gli utenti lo percepiscono come oneroso e ancora costellato di incognite.

La prima difficoltà è culturale. La virtù elettrica viene vissuta come qualcosa di parziale: chi usa una full electric sente di non avere la certezza di poter proseguire un viaggio per mancanza di infrastrutture. Il secondo ostacolo è sicuramente il prezzo, oltre 30 mila euro per un’utilitaria elettrica. Il che rende gli incentivi governativi assolutamente necessari. Certo, più si vende più scende il prezzo, ma in questo processo, oltre l’esborso, l’utente vede la svalutazione del proprio acquisto. Pensa che nel tempo il prezzo potrà scendere e quindi la sua spesa verrà penalizzata. Infatti molte vetture elettriche sono prese a noleggio proprio per tutelarsi da questo rischio.

Difficile anche immaginare che da un momento all’altro collegarsi a una palina di ricarica per l’elettricità sia come fermarsi al distributore di benzina. Dunque un altro obiettivo è quello di disporre di un’infrastruttura adeguata. La maggior parte dei punti di ricarica è concentrata nelle città metropolitane, soprattutto al nord. In più sono ancora rare le colonnine ultrafast e per lo più la ricarica impiega alcune ore. Bene quindi l’obbligo di installare in autostrada punti veloci di ricarica, ma al momento avere un garage o un box dove ricaricare l’auto è una delle principali discriminanti per acquistare una full electric.

Occorre far nascere una cultura sull’elettrico per una vera trasformazione green, a partire dalla formazione. I venditori devono essere preparati, in grado di farne percepire la facilità d’uso. E probabilmente le prime a dare l’esempio dovrebbero essere le grandi aziende, con i dipendenti che usano le elettriche e con punti di ricarica all’interno degli stabilimenti, in modo da porsi come test driver. Un giorno l’auto elettrica arriverà per tutti, ma certo non quest’anno.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.