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Arriva a 80 miliardi l’impatto di Cassa Depositi e Prestiti | L’analisi

Ci sono le risorse impegnate -circa 30 miliardi di euro- a cui si sommano quelle attivate da altri soggetti a valle dell’impegno di Cassa Depositi e Prestiti, per arrivare complessivamente a 80 miliardi di euro per il 2022.

Le cifre sono state elaborate dalla spa del Tesoro nel Rapporto di monitoraggio strategico che analizza l’azione intrapresa da Cdp nell’ultimo anno e gli effetti che quest’ultima determina sul territorio.

Un lavoro centrale nella revisione del modello operativo avviata con il nuovo piano industriale, anche per “rendere conto di cosa si fa con le risorse che abbiamo a disposizione”, spiega a MF-Milano Finanza Andrea Montanino, capo economista e responsabile della direzione Strategie settoriali e impatto del gruppo di Via Goito, con un passato alla Commissione Europea e al Fondo Monetario Internazionale.

“Il grande cambiamento interno a Cassa è il modo in cui si prendono le decisioni.

Facciamo le stesse cose, tra finanziamenti agli enti pubblici, alle imprese e le operazioni sul capitale.

Continuiamo a farlo direttamente, o tramite intermediari.

Ma rispetto al passato, alla minimizzazione dei rischi e alla generazione di ritorni economici oggi si inserisce in modo netto nella nostra operatività l’obiettivo di generare impatto: sull’economia, sulla società, sull’ambiente.

Ogni operazione deve allora essere chiaramente riferita a uno degli ambiti strategici prioritari che ci siamo dati ed essere conforme a policy rigorose”, sottolinea il manager.

“Tutto ciò ci ha allineato alle modalità operative delle banche di promozione nazionale che esistono in giro per il mondo e rende più evidente il fatto che Cassa non è concorrente degli istituti di credito tradizionali: è piuttosto un’entità diversa, in quanto addizionale e complementare al sistema bancario, e mette l’impatto sullo stesso piano delle altre variabili, quelle del rischio e del rendimento”.

Un esempio su tutti sono le risorse impegnate nei diversi territori.

Dal monitoraggio delle attività emerge che nel Mezzogiorno Cdp è più presente rispetto alle banche: al Sud e sulle isole è stato impegnato il 17% delle risorse, contro il 12% delle risorse messe a disposizione dal sistema finanziario nazionale.

Di contro, nel Nordest o nel Nordovest della penisola il sistema finanziario è relativamente più presente.

“Chiaramente operiamo anche in quelle aree”, aggiunge ancora Montanino.

“Ci siamo però accorti di essere di maggior impatto nei territori più scoperti.

Ad esempio, per ogni milione di euro impegnato da Cdp nelle regioni meridionali, abbiamo sostenuto o attivato 34 occupati, rispetto a 22 persone nel Nord-Est e 24 nel Nord-Ovest” Questo modo di agire emerge anche dalle aree di intervento.

“Nelle cosiddette infrastrutture sociali, dove gli incentivi per gli altri intermediari finanziari sono bassi, Cdp ha operato spesso come unico finanziatore; di contro, nelle iniziative legate alla transizione energetica, a fronte di quasi 2,8 miliardi di euro impegnati nel corso del 2022, gli ulteriori investimenti attivati sono stati vicini a 11 miliardi di euro, con una leva vicina a cinque volte.

Nelle iniziative legate alla digitalizzazione si arriva addirittura a un effetto leva di 8,8 volte.

C’è la spinta di Cdp e c’è un mercato vivace.

“Naturalmente, per generare impatto bisogna avere la capacità di misurare e valutare.

Cdp si è dotato di un team specialistico, guidato da Guido Romano insieme a Cristina dell’Aquila e Angela Cipollone, che monitora con attenzione l’andamento delle varie iniziative sulla base di indicatori semplici ma significativi, in modo da poter segnalare eventuali colli di bottiglia e intervenire per tempo” Per rendere “più operativo e incentivante questo approccio”, dice ancora Montanino, “prevediamo in alcuni casi condizioni premiali per le controparti che raggiungono obiettivi particolarmente sfidanti in termini di impatto; così come abbiamo costruito un sistema di obiettivi interni legati alle strategie e agli obiettivi d’impatto”.

Vanno in questa direzione i finanziamenti pilota a Lu-Ve e al gruppo Pietro Fiorentini, che prevedono una riduzione dei tassi applicati in base al raggiungimento di obiettivi occupazionali.

“La nuova mentalità sta calando in tutta la struttura aziendale, sia a livello centrale sia nelle sedi operative.

un cambio di cultura che stiamo trasferendo anche alle nostre controparti: enti locali e territoriali, intermediari finanziari, imprese”.

Intanto Via Goito si prepara al prossimo lancio di una obbligazione retail fino a due miliardi che potrebbe concretizzarsi tra il prossimo autunno e la primavera del 2024.

Dopo la scelta del cda di aggiornare il programma di emissioni rivolto ai retail, il passo successivo è avviare il bando (scadenza 10 luglio) per la selezione di un centro media che dovrà realizzare una campagna di comunicazione capillare da 4,2 milioni di euro, affinché’ l’informazione raggiunga il target di clientela più ampio possibile

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