Il Pnrr sarà una bella occasione non solo per i colossi di Stato, ma anche perle utility locali. Lo sostiene Gianni Armani, amministratore delegato del gruppo Iren, multiutility (controllata dai comuni di Torino, Genova, Piacenza, Parma e Reggio). Armani sarebbe interessato a partecipare ai bandi e potenzialmente avrebbe progetti per coprire fino a 4 miliardi di opere, anche se alla fine saranno molti meno.
Ma come manager che ha lavorato al vertice di società sia nel privato che nel pubblico (da Anas a Terna) è anche interessato per capire l’impatto, si potrebbe dire “culturale”, che il Pnrr avrà sui rapporti tra l’apparato dello Stato e le aziende. E come l’Italia sarà in grado di rispondere a una delle principali richieste avanzate dall’Europa sulla semplificazione delle procedure. Che è poi una delle principali richieste degli investitori internazionali.
Siete pronti a sfruttarla?
«Iren è pronta a partecipare a questa sfida che riguarda tutto il Paese, in particolare dando un contributo a investire i fondi che potrebbero rimanere inutilizzati», dichiara in un’intervista pubblicata su Affari e Finanza, inserto economico del quotidiano la Repubblica. «Su 4 miliardi di investimenti che rientrano nei criteri del Pnrr, è ragionevole pensare che potremmo inizialmente avviare 600 milioni di investimenti, con 300 finanziati con contributi pubblici».
«Ed è solo una stima minima. E potremmo farlo anche in aree che non sono di nostra stretta pertinenza, penso per esempio a interventi per la ristrutturazione dell’edilizia scolastica o per combattere il dissesto idrogeologico. Crediamo che sia fondamentale per il Paese puntare su una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, solo così potremmo rilanciare la crescita».
Anche la Ue è preoccupata per i ritardi che dell’Italia. II fatto che gli “esperti” da assumere per assistere gli enti locali nei bandi non d siano ancora non è un bel segnale.
«Non è solo una mancanza di competenze, ma ci sono anche lacune organizzative. Mi spiego: le aziende sono organizzate con responsabili di vari settori che collaborano, ciascuno per la sua competenza. La Pubblica amministrazione, invece, ipotizza che per ogni investimento ci debba essere un responsabile unico di 4 600 MILIARDI I progetti studiati da Iren potrebbero coprire bandi fino a 4 miliardi MILIONI Gli investimenti reali previsti da Iren sui 4 miliardi potenziali, di cui 300 diretti procedimento. Questa figura dovrebbe essere onnisciente, con la capacità di interpretare leggi, sviluppare e verificare progetti, bandire appalti, gestire cantieri ed eventuali contenziosi. E per di più ne risponde con il suo patrimonio personale».
Come se ne esce?
«Con i vari decreti Semplificazioni sono stati fatti passi avanti. Ma occorre un ripensamento più profondo sulla Pubblica amministrazione, che va contaminata con alcuni dei principi su cui si basano le organizzazioni aziendali. Bisogna prendere i più bravi della Pa – ce ne sono molti – e mandarli in azienda e viceversa».
Riusciremo a spendere tutti i soldi di Bruxelles?
«È una sfida impegnativa, ma se riusciremo a sfruttare questa occasione per migliorare l’efficacia della Pa sarà comunque un grande risultato. Tenendo però conto di una cosa importante. Con i fondi statali stanziati dalle leggi di bilancio, il ritardo nella spesa è anche un risparmio perché comporta meno debito pubblico. Ma nel caso dei fondi europei del Pnrr, se non spendi ritardando gli investimenti fai un danno al Paese. Il PNRR ci obbliga a cambiare mentalità e a rendere più efficiente la macchina amministrativa. È questa la grande occasione che non va sprecata».
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