Sul Quotidiano Nazionale (Giorno-Nazione- Resto del Carlino) Antonio Troise commenta la crisi delle compagnie low cost e il caos negli aeroporti.
E ricorda che da quando sono sbarcate in Italia, quasi 25 anni fa, per effetti delle prime liberalizzazioni del trasporto aereo, le compagnie low cost hanno segnato una vera e propria rivoluzione.
Prima che arrivasse Ryanair, ad esempio, lo scalo di Orio al Serio era poco più di una pista semi-abbandonata ai margini della Milano-Venezia. Oggi è il terzo scalo italiano. Ma è successo più o meno lo stesso a Bologna, a Treviso, a Bari, fino a Comiso.
Ovunque le low cost hanno letteralmente cambiato il destino di intere aree del Paese. Una ricerca condotta da Kpgm ha dimostrato che per ogni euro speso per attrarre una compagnia a «basso costo» i benefici sul Pil si moltiplicano per 70. Ma non è solo un discorso economico.
Ci sono state intere generazioni che hanno potuto studiare all’estero, trovare un posto di lavoro o semplicemente viaggiare grazie a questa straordinaria «democratizzazione» del trasporto aereo che ha trasformato un bene una volta di lusso e poco accessibile in un servizio davvero alla portata di tutti.
Certo, non è tutt’oro quello che luce. La guerra dei prezzi e la liberalizzazione sfrenata hanno messo in ginocchio compagnie blasonate e bruciato decine di migliaia di posti di lavoro.
Per non parlare del Covid che, durante la lunga stagione dei lockdown, ha spinto le low cost a licenziare per poi trovarsi a corto di personale per effetto della inaspettata (nelle dimensioni) ripartenza post-pandemia.
Forse una riflessione sugli attuali assetti del sistema del trasporto aereo andrebbe sicuramente fatta. Ma tornare indietro non si può.








