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Antonio Patuelli, presidente di Abi: “Tra la guerra ed il calo dei tassi la partita è più difficile per le banche”

Gli istituti finanziari italiani si trovano davanti a una partita particolarmente difficile: non solo i tassi d’interesse sono calati nel corso dell’intero 2025, ma la guerra in Medio Oriente, che ha assunto caratteristiche peculiari, sta spingendo al ribasso i listini mondiali e le commissioni per il risparmio gestito potrebbero risentirne.

Questo è l’allarme lanciato da Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana, durante il centotrentesimo Consiglio nazionale della Fabi.

CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE È UNA MINACCIA, NON SOLO PER COSTO ENERGIA

Patuelli non nasconde le sue preoccupazioni sul nuovo conflitto in Medio Oriente.

“Spero solo che questa guerra, sempre prima per ragioni umanitarie, finisca. In secondo luogo, anche per ragioni economiche. Però, attenzione: il governatore Panetta parlava già dieci giorni fa e in un contesto completamente diverso del calo dei tassi, che sono scesi per tutto il 2025 e, quindi, anche il confronto del primo trimestre 2026 con quello del 2025 per le banche “rileverà questo calo”. Il nodo cruciale è quello delle commissioni per il risparmio gestito, ambito su cui molti istituti, dopo il calo dei tassi d’interesse, stanno puntando.

Una partita difficile da giocare con “le borse che vanno giù a precipizio, come stanno andando da qualche giorno”. Di conseguenza, secondo Patuelli, “dobbiamo vedere che risulti risolta questa vicenda della guerra. Perché, attenzione, il problema del costo dell’energia si è moltiplicato” anche a causa dell’allungamento delle rotte marittime, conclude il presidente dell’Associazione bancaria.

GUERRA ASSUME TINTE ANCORA PIÙ FOSCHE

Tutto questo anche alla luce del fatto che il conflitto iniziato quattro giorni fa non può essere ridotto a una mera riacutizzazione degli scontri che da decenni affliggono la regione.

“La guerra che è attualmente in corso non è l’ennesimo conflitto mediorientale, ma qualcosa di molto più grave”, spiega Patuelli.

Il rischio è “molto più pesante”, sostiene Patuelli: basta pensare alle “varie intelligenze tecnologiche” e “alle vite che si perdono e che purtroppo non si contano”. SETTORE GIÀ AL CENTRO DI CAMBIAMENTO EPOCALE

In parallelo, il settore si trova al centro di quella che il segretario generale della Fabi, Lando Maria Sileoni, ha definito un “tornante epocale”: l’adozione dell’intelligenza artificiale.

“I rischi e le potenzialità dell’Ai sono infiniti ma sui rischi si sbatte subito, le potenzialità bisogna costruirle”, precisa Patuelli, sostenendo che è quindi “indispensabile la riqualificazione professionale”. Detto questo, “l’intelligenza artificiale non è la fine della storia, ci saranno altre rivoluzioni. Ma gli individui, la società, saranno sempre alla guida, avranno sempre la responsabilità” civile, giuridica, penale e morale.

L’UNIONE EUROPEA PUÒ E DEVE FARE UN SALTO DI QUALITÀ

Molto dipenderà dalla capacità delle istituzioni — e in particolare dell’Unione Europea — di adottare un set di norme che permetta l’applicazione efficace dell’Ai, senza dimenticare la tutela delle persone e dei loro investimenti.

“L’Europa finora è stata principalmente un soggetto economico, ma ogni volta che è stata colpita ha fatto un passo in avanti” e, secondo Patuelli, è nuovamente arrivato quel momento.

“Le questioni economiche sembrano ormai un dettaglio rispetto a quelle della difesa e dell’indipendenza in tal senso – un discorso strettamente connesso alla tecnologia.

Chi li paga questi investimenti? Questo è il grande interrogativo, che presuppone diverse risposte, su cui Parlamento e Commissione dovranno decidere. Ci saranno nuove tasse? Nuovi bond? È una discussione aperta”.

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