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Antonio Gozzi, presidente di Federacciai: “Per noi la partita americana sui dazi è chiusa da tempo, ora occorre difendersi dalla Cina”

Il punto centrale è la stabilità. Un imprenditore ha bisogno di due cose: stabilità e affidabilità del quadro regolatorio. Se le regole cambiano con annunci immediati, è evidente che si crea incertezza”.

Così, intervistato da ‘La Stampa’, il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi.

Tuttavia, parlo come presidente di Federacciai, per noi la partita americana è chiusa da tempo”, aggiunge Gozzi, per il quale “le esportazioni italiane di acciaio negli Usa rappresentano meno dell’1% della nostra produzione nazionale. Abbiamo compensato le minori vendite negli Usa con sbocchi in altri mercati”.

Il tema vero”, secondo Gozzi, “riguarda l’Europa”. Per Gozzi, “prima dell’ultima stretta tariffaria, il Nord Europa esportava ancora quasi 4 milioni di tonnellate verso gli Stati Uniti. Con i dazi al 50% quella quota si è drasticamente ridotta. Questo crea un problema di distorsione: l’offerta che non va più negli Usa tende a riversarsi sul mercato interno europeo, aumentando la pressione concorrenziale. Stiamo già convivendo con l’effetto della seconda ondata di dazi. L’Italia pesa poco sulle esportazioni verso gli Stati Uniti, ma per Paesi come la Germania l’impatto è stato molto più significativo”.

Ma quello su cui punta l’indice Gozzi è il tema delle relazioni con la Cina: “La manifattura italiana è ormai sovrapposta quasi totalmente a quella cinese. La Cina non è più solo low cost: produce mid-tech di buona qualità a prezzi molto bassi. C’è un’esplosione dell’export cinese anche verso l’Europa. Il problema è l’overcapacity: Pechino utilizza l’export come ammortizzatore sociale. Non può ridurre la produzione né chiudere stabilimenti per ragioni di ordine pubblico, mantiene gli impianti a pieno regime e colloca all’estero l’eccesso di offerta”.

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