Ha preso il timone di Intrum in piena tempesta del rialzo dei tassi.
E sta impostando una nuova rotta, che punta su tecnologia, riduzione dei costi e della leva finanziaria.
Andres Rubio, da agosto dello scorso anno presidente e ad del colosso svedese del credit management, promette al mercato che la leadership della società uscirà rafforzata da una stagione critica.
In questa intervista a Ceo Talks di ClassCNBC ha fatto il punto sui principali trend del credito, sul consolidamento nel settore, e non si è tirato indietro sulla ipotesi di legge sulla tutela dei piccoli debitori.
Il rialzo dei tassi nell’ultimo anno e mezzo ha cambiato il mondo per chi investe e consuma. Quali effetti osservate?
Ancora prima dei tassi, è stata l’inflazione ad avere un impatto forte sui consumatori europei.
Nel prossimo rapporto annuale sui pagamenti che pubblicheremo a novembre, i numeri sono negativi: il 35% dei consumatori ha saltato almeno un pagamento negli ultimi 12 mesi, il dato peggiore da quando facciamo questa ricerca.
Il 50% dei consumatori ha risparmi sufficienti solo a gestire un mese senza ricavi.
Il 20% non ha risparmi.
In questa situazione il 40-50% ricorre al credito per coprire le proprie esigenze.
L’80% degli intervistati dice che chiederà aumenti di stipendio per far fronte alle spese, una dinamica salariale che metterà pressione sui prezzi, creando una spirale che prolungherà il periodo di alta inflazione e tassi alti.
E tutto questo non tiene conto dei mutui.
In Italia c’è un 40% di variabili, con milioni di persone esposte agli alti tassi di mercato: sarà un enorme freno per l’economia.
Questo significa che vi aspettate una nuova ondata di Npl?
Penso che una nuova ondata di crediti deteriorati ci sarà.
Quelli che guardiamo con maggiore attenzione sono i crediti stage 2, che sono raddoppiati, e sono oggi 2.800 miliardi nel sistema, il 10% degli attivi.
Inevitabilmente in gran parte diventeranno Npl e il sistema bancario li dovrà gestire.
Quindi nei prossimi tre anni assisteremo ad una nuova ondata di Npl nel sistema finanziario e di ritardi dei pagamenti nei settori industriali.
Ovunque guardiamo, purtroppo, la situazione sta peggiorando.
L’impatto è stato pesante sul vostro settore e, direttamente, anche su Intrum. Il repricing è partito l’anno scorso e da gennaio il titolo al Nasdaq di Stoccolma perde circa il 50%. Fitch ha downgradato l’azione su timori legati all’indebitamento. Quali sono le vostre strategie per reagire a questa situazione?
Oggi abbiamo 10 mila persone che lavorano per noi, siamo un business human capital intensive e abbiamo una importante leva finanziaria.
Ma il capitale umano costa di più rispetto a 1-2 anni fa e i tassi sono più alti: dobbiamo quindi adattare il nostro modello di business come facciamo da cento anni quando le condizioni cambiano.
Lo faremo incorporando più tecnologia, anche attraverso acquisizioni, così da ridurre l’intensità del capitale umano, continuando a garantire il supporto ai nostri clienti.
Sul fronte del bilancio ci impegneremo a ridurre la leva finanziaria con un forte deleverage nel prossimo biennio.
Le agenzie di rating, con cui parliamo tutti i giorni, vedono quello che stiamo facendo e sanno che continueremo su questo percorso.
Siamo un leader di mercato, abbiamo cash flow, ma dobbiamo gestire la leva.
Ho una grande fiducia che le strategie presentate il mese scorso nel capital market day funzioneranno perché clienti e consumatori in questa fase dell’economia avranno sempre più bisogno di noi.
Qual è il posto dell’Italia nelle strategie future di Intrum?
L’Italia è uno dei nostri franchise più importanti nella regione sud-europea e rappresenta il 10% del nostro fatturato e del profitto operativo.
Intesa qui è nostro partner al 49%.
Un Paese fondamentale per la nostra strategia: ha una lunga storia di gestione del credito e si trova in una situazione economica relativamente migliore rispetto ad altri Paesi europei.
Ma non è immune dai rischi del momento che andranno monitorati.
In Italia il vostro mercato è in pieno movimento: Ion di Andrea Pignataro sta completando l’acquisizione di Prelios e questo potrebbe innescare un consolidamento nel settore. Che ruolo potrà giocare Intrum in questa dinamica?
Sono in questo mercato da venti anni, sedici in Europa e da tempo dico che un consolidamento sarebbe arrivato.
Ora ci siamo.
Prelios verrà venduta a un buon prezzo e penso che questo sia un riconoscimento del valore dell’industry e della forte domanda per i nostri servizi, domanda che continuerà a crescere.
I tassi metteranno pressione sui player, portando naturalmente ad un ulteriore consolidamento.
Ci saranno opportunità, le guarderemo tutte.
Vogliamo essere selettivi e opportunisti.
L’anno scorso abbiamo fatto importanti acquisizioni in Spagna e Uk.
Credo che il consolidamento accelererà sia in Italia che in tutta Europa.
Molti operatori segnalano che il mercato è in una fase di stallo da quando si è iniziato a parlare di una possibile legge per venire incontro ai piccoli debitori, consentendogli di riacquistare a un valore più basso il debito che non sono riusciti a ripagare.
Innanzitutto, il mercato è fermo perché le istituzioni finanziarie stanno cercando di capire quali saranno i volumi in arrivo e quale sarà l’impatto di tutti i fattori di cui abbiamo parlato.
Tutto questo è separato dalla regolamentazione.
Per noi, più aumenta il controllo normativo e meglio è, perché abbiamo investito molto nella compliance per adeguarci a tutte le giurisdizioni in cui operiamo e dare la massima sicurezza ai nostri clienti.
Poi, nei momenti difficili per i consumatori si sente spesso parlare di potenziali riforme che consentano il riacquisto di determinati debiti.
Proposte che hanno grande effetto mediatico, ma poi sono di difficile realizzazione perché, di fondo, mettono in discussione la certezza del diritto, offrendo ad alcuni debitori la possibilità di riacquistare il debito a condizioni diverse da altri.
Nella mia carriera ne ho sentito parlare tante volte, dall’Asia all’Europa, nei momenti difficili da governi con toni populisti, ma poi non è accaduto nulla, perché si è compreso che l’impatto avrebbe potuto essere molto negativo.
In Italia ho visto i titoli dei giornali delle ultime settimane, penso che il Governo abbia detto che non si farà niente per ora.
È bene però tenere d’occhio la situazione.








