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Andrea Poggi (Deloitte): «Le aziende del turismo stanno ancora soffrendo, ma i dati sono in miglioramento»

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Solo 4 italiani su 10 (39%) si sentono tranquilli a prendere un aereo. Ma nonostante il dato non sia positivo, è in aumento sia rispetto ai mesi precedenti – maggio (35%) e aprile (32%) – sia rispetto allo stesso periodo del 2020 (27%): un segnale positivo che misura un lento ma costante miglioramento del sentiment dei consumatori. È quanto risalta dai dati del Deloitte State of the Consumer Tracker, l’Osservatorio globale di Deloitte sui consumi nel mondo.

Dalla stessa rilevazione, effettuata a fine luglio 2021, emerge che il 46% degli italiani ha pianificato un soggiorno in hotel nei prossimi tre mesi – dato che, anche in questo caso, registra una tendenza in crescita a partire da gennaio. Inoltre, secondo lo studio di Deloitte il 36% degli italiani prevede di affittare una casa per le vacanze, il 33% di prendere un treno, il 18% di affittare una macchina e il 12% di fare una crociera nei prossimi tre mesi, tutti dati ancora sotto la media stagionale, ma in leggero miglioramento rispetto all’anno scorso.

«Dai primi dati disponibili sui consumi di questa estate emerge una ripresa significativa anche se non piena del turismo», commenta Andrea Poggi, Innovation Leader di Deloitte NSE. «I timori legati alle nuove varianti hanno chiaramente inciso sui consumi legati ai viaggi e al tempo libero, ma con il progredire della campagna vaccinale possiamo nutrire la ragionevole speranza che la situazione migliori. In questa fase di transizione verso un ritorno ai livelli pre-crisi le imprese del settore devono investire su innovazione e sostenibilità, seguendo le strade identificate dal PNRR: come dimostrano i dati della nostra ricerca Connect for Future | Innovability, infatti, più della metà dei cittadini europei si aspettano che nell’economia del futuro l’innovazione e la sostenibilità siano sempre più presenti e complementari, unite dall’obiettivo di  realizzare prodotti e servizi sempre più sostenibili», spiega Poggi.

Per quanto riguarda il fronte innovazione, è soprattutto la digitalizzazione ad essere diventata un must per le imprese del turismo: «Secondo una recente indagine di The Fork, il 72% dei consumatori intervistati ha dichiarato che nel 2020 ha utilizzato servizi digitali per la prima volta. Protagonisti del 2021 saranno quindi i metodi di pagamento contactless, le prenotazioni online, le soluzioni per delivery e asporto e i menù digitali: nuovi metodi di fruizione di prodotti e servizi che si sono affermati con la pandemia, ma che non se andranno con essa, come confermato dal nostro ultimo studio in cui oltre il 60% dei cittadini europei intervistati ha affermato di non voler più abbandonare l’uso di app e servizi online.

Chi oggi gestisce un albergo, una spiaggia, un museo, un ristorante deve sapere che questi nuovi trend di consumo sono irreversibili. E passano tutti da una completa e matura digitalizzazione dei propri canali», commenta l’esperto di Innovazione. «Inoltre, l’immensa mole di dati che questi canali digitali ci permettono di raccogliere e analizzare aprirà la strada a nuovi prodotti e servizi sempre più personalizzati. Un esempio: i digital native restaurant, ovvero i ristoranti digitali che utilizzano un approccio data-driven per costruire piatti e menu in base alle preferenze dei consumatori e si servono delle piattaforme di food delivery per la consegna».

Ma l’innovazione da sola non basta: l’innovazione deve essere al servizio della sostenibilità. «Secondo il nostro studio Connect for Future | Innovability, dopo la pandemia i cittadini italiani ed europei mostrano un’accresciuta consapevolezza sull’importanza di una maggiore cura per il Pianeta e per la sostenibilità in senso lato. Un tema che dovrebbe interessare da vicino tutti gli operatori del turismo, perché la nostra possibilità di rimanere leader del turismo passa anche dalla nostra capacità di preservare il nostro Patrimonio – sia culturale, sia naturale – che non ha pari nel mondo», spiega Poggi.

«Come ha detto Draghi nel suo discorso di insediamento, l’Italia è una grande potenza culturale e il turismo è senza dubbio uno dei settori in cui ha senso investire risorse, perché a fine pandemia possiamo attenderci un ritorno dei flussi turistici ai livelli pre-crisi. Ma il mondo della pandemia non sarà uguale a quello che c’era prima e gli imprenditori del settore devono prepararsi a un nuovo scenario. Le stelle polari a cui guardare sono due: innovazione e sostenibilità», sottolinea l’Innovation Leader di Deloitte. 

«Infine, dobbiamo ricordare che veniamo da un periodo di crisi, ma che siamo anche in un momento storico contrassegnato da una opportunità senza precedenti: quella che ci è offerta dal Next Gen Eu», aggiunge Poggi. «È vero che gli operatori turistici devono non solo recuperare le perdite degli ultimi tempi, ma anche adeguare il proprio modello di business al mutato contesto e alla nuova clientela.

Però con i 6,8 miliardi di euro del Next Gen Eu e le riforme previste dal Pnrr possiamo attenderci significativi investimenti che miglioreranno le strutture ricettive e i servizi turistici, favorendo la capacità competitiva delle nostre imprese e la promozione di un’offerta che abbia nella sostenibilità ambientale, nell’innovazione e nella digitalizzazione i suoi elementi fondanti. Tutto ciò, unito agli altri interventi previsti dal Pnrr – si pensi, ad esempio, agli investimenti sulle infrastrutture, sulla digitalizzazione o al sostegno allo sviluppo sostenibile dell’economia rurale – può essere funzionale al rilancio dell’intero settore, aumentandone la competitività a livello internazionale», conclude Poggi.

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