“È positiva l’evoluzione della quantità di lavoro, guardando in particolare il tasso di disoccupazione, sceso a un livello record.
Se guardiamo all’evoluzione dell’occupazione, però, resta un gap importante, siamo al 62,8% di tasso di occupati in Italia rispetto a 72% della media Ocse.
I miglioramenti sono indubbi e sono positivi, anche perché arrivavamo da un decennio e più di difficoltà e quindi questo va apprezzato, ma restano comunque troppo lenti, soprattutto in riferimento a quello che è stato investito, nel bene e nel male, tra PNRR e superbonus.
Rispetto ai soldi messi, resta un divario in termini di tassi di occupazione molto forte, concentrato in particolare poi tra donne e giovani.”
Andrea Garnero, senior economist dell’Ocse, commenta con l’Adnkronos la fotografia sull’Italia scattata dal Employment Outlook 2026. Si fa spesso l’osservazione che l’occupazione creata in Italia non sia di qualità. È corretta?
“Sì e no. Nel senso che abbiamo visto un’occupazione che si è sviluppata nei settori delle costruzioni e del turismo, che non sono i settori che abbiamo in mente come i migliori settori in termini di salari e durata dei contratti.
In questi anni, però, abbiamo visto in realtà anche una crescita di settori a più alto valore aggiunto.
Quindi non è solo lavoro di bassa qualità quello che si sta creando.
Lo vediamo anche dal record di contratti a tempo indeterminato, dopo anni passati a parlare di precarietà”.
C’è poi la questione salariale, su cui l’Italia continua a scontare un gap sostanziale.
“È il tema principale. Perché se sulla quantità dei posti di lavoro, e in fondo anche sulla qualità, l’Italia fa bene, anche meglio di molti altri paesi del Nord Europa che si sono trovati più in difficoltà, sulla parte salariale l’Italia resta il grande paese Ocse con il gap più importante di salario reale da recuperare: il 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021”.
Garnero fa i conti, guardando al potere di acquisto degli italiani: “Vuol dire che sono più o meno 20 giorni di stipendio che mancano alla fine dell’anno.
Significa lavorare 20 giorni gratis rispetto al 2021 in termini di quanto si è capaci di comprare.
Prevediamo per quest’anno un calo dello 0,9% e una crescita solo dello 0,2% l’anno prossimo, in termini reali, a causa della ripresa dell’inflazione”.
Rispetto a questo quadro quali indicazioni si possono dare? Cosa dovrebbe fare l’Italia per accorciare questo ritardo?
“La questione salariale non nasce oggi, rimane il tema della debolezza economica del sistema italiano, perché siamo più forti in settori a basso valore aggiunto e con contratti discontinui.
Quindi, da una parte serve spostare l’Italia su un cammino di crescita più forte, che significa far crescere le imprese nei settori a più alto valore aggiunto, non solo nel tech ma anche nel manifatturiero, facendo crescere la produttività anche delle imprese in quei settori, per esempio promuovendo un’adozione rapida ma intelligente di tutti i nuovi strumenti, partendo dall’AI che va adottata nei processi di produzione”, – spiega Garnero (concludendo):
“Siamo ancora in ritardo e per me dovrebbe essere una priorità di politica economica assicurarsi che le nostre imprese non saltino questa rivoluzione”.








