Ampliato raggio d’azione di Cdp su Pmi con fondo Patrimonio Rilancio

Nel fondo Patrimonio Rilancio verrà ampliato il raggio di azione di Cassa depositi e prestiti. L’intervento del Ministero dell’Economia consentirà interventi di Cdp anche in aziende in ristrutturazione o in concordato preventivo, a patto che abbiano prospettive di recupero. Nel decreto attuativo, ancora non definitivo, il Mef ha messo sul piatto 40 miliardi gestiti da Cdp, destinati a dare supporto, con l’ingresso nel capitale o con sottoscrizione di strumenti di debito, ad aziende con oltre 50 milioni di fatturato che hanno subito danni dal Covid-19.

Sul Sole 24 Ore si parla della principale novità del fondo che permetterà a Cdp di intervenire da sola senza altri investitori privati o assieme ad altri partner. Un doppio margine d’azione che consentirà sia operazioni in deroga alle regole sugli aiuti di Stato e nell’ambito del Temporary Framework della Ue, seppure in quote di minoranza, ma anche operazioni a mercato, tra le quali rientrano appunto le ristrutturazioni – che potranno essere fatte anche oltre i termini del Temporary Framework.

Molti i settori che potrebbero essere inclusi dagli investimenti: dal settore ceramico o del mobile, fino all’indotto dell’automotive. Per quanto riguarda le operazioni a mercato le modalità d’intervento previste sono uguali a quelle in deroga agli aiuti di Stato, cioè l’ingresso con aumento di capitale, strumenti di debito come convertendo, convertibile e prestito subordinato. Tranne per le società quotate nelle operazioni a mercato, per cui è consentito anche l’acquisto diretto di titoli in Borsa. L’accesso al fondo Patrimonio imprese sarà consentito anche alle aziende che, al 1° gennaio 2020, erano ancora sane e che sono state danneggiate dal Covid. Mentre tra i criteri d’accesso non permetteranno ad aziende in stato di stress di accedere all’intervento.

L’accesso al fondo Patrimonio Rilancio prevede l’apertura di un portale in cui le aziende faranno le loro application. Banche e società di revisione tratteranno i documenti necessari e l’inoltro della richiesta, con le aziende che sceglieranno lo strumento adatto d’intervento. Si stima che nel 2021 si potranno già effettuare qualche centinaio di operazioni, con una platea potenziale dei richiedenti di circa un migliaio di aziende.

Ci si augura che il decreto sia approvato entro fine anno, dopo il procedimento camerale, nelle Commissioni parlamentari, e il parere del Consiglio di Stato. Il documento del Mef prevede che l’intervento dello Stato sia temporaneo: entro 4-6 anni, a seconda delle operazioni, dev’essere consentita l’uscita, ad esempio trovando un investitore privato disposto a subentrare. In caso opposto, la remunerazione del socio pubblico deve essere aumentata del 10% rispetto al valore della quota detenuta. Possibilità all’impresa di chiedere l’uscita dello Stato in qualsiasi momento senza penali, con la comunicazione che andrà data in prossimità delle scadenza del prima cedola e il socio pubblico verrà liquidato con il rendimento maturato al momento.

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