“La crescita di Ima ha portato all’evoluzione di nuovi assetti rispetto a quella che era una azienda in cui aveva investito la famiglia Vacchi credendo, con lungimiranza, nelle idee di “inventori di macchine” che hanno fatto la fortuna della manifattura italiana.
Oggi servono grandi investimenti e dimensioni capaci di affrontare il mare aperto del mercato globale, dunque servono alleanze, capitali freschi, l’allargamento della base sociale”.
Lo ha detto a Repubblica il presidente e ad di Ima, Alberto Vacchi, parlando dell’assetto azionario del gruppo in cui la famiglia ha il 55%, lui ha aumentato la sua quota, imbarca nuovi azionisti, e studia acquisizioni negli Usa e l’Ipo a Wall Street.
Puntando a 5 miliardi di ricavi.
Vacchi ha spiegato che “è normale che i vari eredi di una famiglia abbiano aspirazioni e obiettivi diversi.
Nel nostro caso il quadro è chiaro, mio padre prima, ed io poi, ci siamo occupati della gestione, i nostri parenti hanno fatto parte del cda di Ima ed hanno creduto nel nostro operato, non abbiamo mai avuto conflitti e questa è stata una nostra fortuna, ed ha facilitato il nostro lavoro”.
Quanto al fatto che il cugino, Gianluca Vacchi, voglia vendere per investire nel suo percorso imprenditoriale, “è vero, confermo che Gianluca Vacchi uscirà dall’azionariato per perseguire il suo percorso imprenditoriale, certamente di successo, data la sua creatività e competenza finanziaria.
Ma ci tengo a precisare che io e mio cugino abbiamo un rapporto strettissimo e non ci sono mai stati contrasti”, ha precisato Alberto Vacchi.
“Nel futuro assetto di Ima, io e i miei cugini avremo il controllo di Ima insieme a una serie di prestigiosi investitori che saranno soci di minoranza della nostra finanziaria allargata, che controlla il 55% di Ima.
Quello che conta, è che la squadra dei manager e dei consulenti che con me hanno costruito la Ima moderna, è saldamente al comando.
E che il modello Ima è quello su cui i nuovi soci credono, e su cui ci siamo impegnati a restare, come investitori, e nel mio caso come presidente e ad, ha puntualizzato il manager.
Alla domanda su quali strategie sono state condivise con Bdt & Msd Partners, subentrato nell’azionariato a Bc Partners, Vacchi ha spiegato che “abbiamo condiviso un piano strategico di crescita sfidante, ma realistico.
Il presupposto è che il potenziale di crescita di Ima resti elevato, grazie alla natura dei nostri business: pharma, food, mobilità elettrica e batterie.
I valori assegnati ad Ima da Bdt & Msd Partners testimoniano la credibilità di un modello industriale vincente che performa meglio di altre realtà manifatturiere comparabili sia per settore che per dimensioni.
Vogliamo rafforzare la capacità di Ima di sviluppare grandi progetti ad elevati contenuti tecnologici, della digitalizzazione e dell’automazione, coerenti con i principi di uno sviluppo sostenibile”.
Questo nuovo socio è stato scelto per crescere negli Usa: “Certamente, come più volte detto, abbiamo iniziato un percorso che ci porterà a potenziare la nostra presenza negli Usa.
E l’alleanza con Bdt & Msd Partners faciliterà questo obiettivo.
Non abbiamo scelto un investitore di questo tipo solo per sostituire Bc Partners, con cui peraltro abbiamo condiviso un importante piano industriale e un bel percorso di crescita.
Bdt & Msd Partners è il compagno di viaggio ideale per proseguire sulla via della crescita organica, ma non solo, dando all’azienda una scala sempre più globale”, ha aggiunto.
In merito alle voci su possibile matrimonio con ProMach, di cui Btd & Msd Partners ha il 50%, “per quanto riguarda ProMach, anche prima del nostro incontro con Bdt & Msd Partners, avevamo identificato questa realtà con cui allearci.
Il fatto poi che Bdt & Msd Partners abbia acquisito il 50% di ProMach, porterà necessariamente a forti interazioni tra noi.
La sfida è grande, si tratta di creare un gruppo da oltre 5 miliardi di ricavi, con elevate sinergie, e capace di affrontare le sfide del packaging al servizio dell’industria del nuovo millennio”, ha spiegato Vacchi.
Ima ha sempre parlato di un possibile ritorno in Borsa, forse con un Ipo a Wall Street.
“Non posso escludere una nuova quotazione in Borsa di Ima.
Soprattutto se i nuovi assetti ci daranno la certezza di un successo.
Essere a fianco di un fondo guidato da visionari di grande esperienza come Byron Trott, che ha deciso di entrare nel mondo delle macchine automatiche, ci fa guardare con interesse anche a Wall Street”, ha concluso Vacchi.








