In mezzo ai cambiamenti radicali della politica dell’amministrazione Trump, alle forti oscillazioni del mercato, al calo degli indicatori economici e all’aumento delle tensioni geopolitiche, Justin Thomson, head del T. Rowe Price Investment Institute, ricorda cinque regole fondamentali per affrontare le fasi di volatilità.
Nonostante il presidente degli Stati Uniti abbia annunciato una pausa di 90 giorni sui “dazi reciproci” per gran parte del mondo, la tariffa generale del 10% in vigore rappresenta comunque un aumento significativo.
La situazione è complicata dall’escalation della guerra commerciale USA-Cina e dai dazi minacciati da Trump su rame, legname, prodotti farmaceutici e semiconduttori. Eventi estremi, come la completa revoca dei dazi o il disaccoppiamento totale tra Pechino e Washington, appaiono improbabili secondo Thomson.
In ogni caso, “la via di mezzo”, con probabili tariffe permanentemente più alte e ulteriori negoziati commerciali, “è ancora tortuosa e la visibilità è scarsa”.
“Ora più che mai, gli investitori devono mantenere calma e razionalità”, dichiara l’esperto.
La prima regola è essere pazienti e conoscere il proprio vantaggio competitivo. “Una profonda conoscenza delle aziende può dare agli investitori la fiducia necessaria per acquistare anche nelle fasi di mercato più spaventose. Queste mosse dovrebbero essere premiate quando le condizioni migliorano. Guardate il mondo che vi circonda con una prospettiva più lunga della media e rimanete concentrati su ciò che conta”.
In caso di volatilità estrema, evitare cambiamenti radicali al portafoglio. “Le possibilità di azzeccare la scelta giusta sarebbero circa del 50%. Al contrario, gli squilibri estremi a livello dei prezzi dei titoli offrono opportunità, a condizione che abbiate fatto i compiti a casa”.
Terzo punto: evitare la precisione. Data l’impossibilità di prevedere il futuro, “è meglio avere ragione approssimativamente che torto con precisione. La media è una strategia valida”.
Quando si verificano, le inversioni di tendenza spesso sono profonde. Gran parte del potenziale rialzo tende a concentrarsi in un numero limitato di sessioni di negoziazione, rendendo difficile reinvestire in tempo. “In tutti i cicli di mercato ribassista dal 1990, il punto di svolta è diventato evidente solo con il passare del tempo. Non c’è mai una campana che suona per segnalare il minimo”.
Infine, mettere in discussione le proprie convinzioni. “Non rimanete ancorati ai prezzi da cui sono scese le azioni. Nella selezione dei titoli, si fa sempre una scommessa relativa. Dobbiamo quindi capire come è cambiata la redditività relativa delle società e, se necessario, vendere a basso prezzo per acquistare a basso prezzo”.








