Dal calo demografico alle sfide strutturali
Il calo demografico europeo e la crescita economica contenuta restano tra le criticità principali del continente. L’analisi di Wellington Management evidenzia che il quadro ribassista sull’Europa è noto e consolidato: invecchiamento della popolazione, crescita bassa e ritardo tecnologico percepito rispetto agli Stati Uniti. A questo si aggiunge la pressione competitiva della Cina in settori come l’automotive e il manifatturiero.
Tuttavia, il 2025 ha segnato un cambiamento di prospettiva. Le azioni europee hanno registrato un forte rialzo e l’indice Msci Europe si è confermato tra i mercati con le migliori performance dell’anno, con un rendimento del 36,3% in dollari Usa e una sovraperformance rispetto a Stati Uniti, mercati sviluppati, emergenti e indici globali. Più rilevante del rendimento, secondo l’analisi, è stato il mutamento del sentiment degli investitori, sempre meno legato alla narrativa secondo cui l’Europa non può crescere.
Il ritorno di fiducia nei mercati europei
Secondo Wellington Management, l’universo di opportunità in Europa è ampio e riguarda diversi settori, tra cui industriale, finanziario, sanità, tecnologia specializzata, prodotti per l’edilizia e difesa. Molte aziende europee hanno ricavi globali ma valutazioni europee, un elemento che rafforza l’attrattività dei mercati del continente.
L’indice Msci Europe continua infatti a essere scambiato con uno sconto significativo rispetto all’Msci US, con un rapporto prezzo/utili di 17,2x contro 27,8x. Questo divario resta al di sotto della media storica decennale. In questo contesto, le azioni europee vengono considerate un’allocazione a sé stante per il potenziale di rendimento, la capacità di diversificazione e il divario di valutazione rispetto agli Stati Uniti.
Il contesto favorevole per il 2026
L’Europa entra nel 2026 con politiche più favorevoli, anche dopo i tagli dei tassi operati dalla Bce nel 2025. Inoltre, una quota crescente della spesa fiscale nei Paesi europei è orientata verso sicurezza, difesa, infrastrutture e capacità industriale. L’analisi evidenzia, in particolare, il piano di investimenti della Germania da 500 miliardi di euro in progetti infrastrutturali, climatici e di trasformazione nel prossimo decennio, ritenuto in grado di sostenere un ciclo pluriennale di investimenti interni.
Anche i consumatori europei risultano più resilienti. Il tasso di risparmio delle famiglie ha raggiunto il 15,4% nel secondo trimestre del 2025, circa il 2,5% in più rispetto al periodo pre-pandemia. La crescita dei salari reali e il rafforzamento dei bilanci familiari rappresentano fattori che, secondo l’analisi, dovrebbero sostenere i consumi nella regione.
Ricostruzione e nuove opportunità
L’Europa presenta inoltre diverse storie di “riparazione e ricostruzione” economica. La Grecia viene citata come esempio di miglioramento strutturale dopo la crisi finanziaria e del debito sovrano. Il bilancio pubblico appare più solido, con una quota maggiore di debito a lungo termine e costi di finanziamento più bassi. Anche il sistema bancario ha registrato un riassetto significativo, con livelli di capitale più elevati e crediti deteriorati ridotti.
In questo contesto, il governo greco ha introdotto politiche in vista del 2026, tra cui il taglio del 2% dell’aliquota dell’imposta sul reddito, misure per sostenere la crescita del credito e un aumento della spesa per la difesa al 3% del Pil. Secondo Thomas Horsey, partner e gestore azionario del Wellington Focused European Equity Fund, l’Europa non deve necessariamente competere con gli Stati Uniti nelle Big Tech per offrire risultati solidi.
Un cambio di prospettiva per il futuro
Il passaggio dal calo demografico e dalla crescita lenta a un contesto di investimenti e politiche favorevoli rappresenta uno dei fattori centrali per il 2026. Il cambiamento di sentiment degli investitori, insieme al rafforzamento dei consumi e agli investimenti pubblici, contribuisce a delineare nuove prospettive per i mercati europei.
L’analisi di Wellington Management indica che l’Europa può offrire opportunità di rendimento e diversificazione. Il quadro resta segnato da criticità strutturali, ma il 2026 si apre con un contesto più favorevole per l’economia e per i mercati finanziari del continente.








