L’introduzione del forno elettrico nella tecnologia produttiva dello stabilimento Ex Ilva di Taranto “è sicuramente la soluzione ottimale, ma vanno risolti due problemi: da un lato capire quali rottami utilizzare, dato che hanno un costo e non è che ce ne sia una quantità infinita sul mercato.
Va poi capito come alimentare il forno elettrico.
Terna ha detto più volte che la rete attuale non sarebbe in grado di sostenerlo.
C’è quindi l’ipotesi di mettere al servizio una nave gasiera al largo di Taranto, ma l’Autorità portuale di Taranto non la vorrebbe in porto, bensì in mare, a 20 miglia di distanza, e da qui deriva il problema del collegamento tra nave e terminal di sbarco, il cui costo è stimato in circa 640 milioni di euro.
Chi metterebbe questi soldi?
Lo Stato attraverso la fiscalità generale?
Paga l’Europa?
Si tratta di un tema molto rilevante, ed è chiaro che se da un lato crediamo che l’intervento pubblico sarà necessario, bisogna delinearne le modalità”.
Così, sentito da LaPresse, Valter Quercioli, presidente di Federmanager, in vista del tavolo dell’8 settembre a Palazzo Chigi sul dossier Ex Ilva, a cui parteciperà anche l’associazione.








