“Dal focus dei dati siciliani riscontriamo come lo svantaggio femminile sia il combinato di problemi strutturali anche peggiori a confronto delle medie nazionali.
Dagli indicatori registriamo un tasso di disoccupazione femminile del 15% rispetto all’11,8% maschile e un tasso di inattività del 58,8% delle donne rispetto al 33% degli uomini.
Anche tra i Neet il genere femminile in Sicilia mostra la seconda percentuale peggiore nazionale con il 27,4%.
Riguardo al tasso di occupazione complessivo, infine, si rileva come il genere femminile si attesti al 37,5% (535mila), mentre quello maschile al 62,5% (892mila), con un divario del 25% (17,8%, dato nazionale)”.
A dirlo è la presidente del Comitato regionale Inps Sicilia, Valeria Tranchina, commentando i dati siciliani del Rendiconto di genere 2025 sulla condizione delle donne in Italia presentato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza (Civ) dell’Istituto.
“Se entriamo, poi, nel merito della quantità delle assunzioni femminili nel totale annuo” – continua – “vediamo che queste rappresentano il 36,3% del totale, mentre se guardiamo alla qualità della tipologia di contratto, tra i contratti a tempo indeterminato solo il 31,4% sono donne rispetto al 68,6% di uomini.
Ancora, nel numero totale delle assunzioni part-time le donne sono interessate per il 53,4% rispetto al 46,6% degli uomini, a conferma del fatto che le donne sono maggiormente impiegate in occupazioni discontinue, precarie, part-time volontari e involontari, lavoro povero e confinate in settori lavorativi dal basso valore aggiunto”.
Dal report emerge, inoltre, come le donne lavoratrici siano penalizzate rispetto al mondo del lavoro soprattutto dalla fase della maternità, “con un picco delle difficoltà nella fase di gravidanza, che permane sino alle varie fasce di età dei figli”.
“Si sconta con la penalità salariale e la progressione di carriera” – sottolinea Tranchina – “l’accudimento in generale dei familiari (bambini, anziani e fragili) per la mancanza di una rete di infrastrutturazione sociale di prossimità”.
“Altro aspetto critico” – evidenzia ancora la presidente del Comitato regionale Sicilia – “è la differenza tra le retribuzioni: i salari delle donne del settore privato sono pari a circa il 23% in meno rispetto a quelli degli uomini (con punte che vanno dal 14,1% nel commercio al 23,4% nelle attività professionali scientifiche e tecniche fino al 44,7% nelle attività finanziarie e assicurative), mentre nel settore pubblico si attesta a un valore pari al 25,7% in meno come media.
A ciò si aggiunge che, nonostante più donne abbiano conseguito diploma e laurea, ancora persiste fortemente il fenomeno del ‘soffitto di cristallo’, quella somma di barriere sociali e culturali che non consente alle donne di raggiungere ruoli dirigenziali e di vertice nel mondo del lavoro”.
“Il circuito sequenziale della disuguaglianza tra donne e uomini” – conclude – “si sviluppa dall’ingresso nel mercato del lavoro, si conferma in una segmentazione settoriale, persiste e si accresce nelle possibilità di carriera e chiude il suo ciclo nella condizione pensionistica e sociale.
È una vera e propria questione ‘di genere’ che deve essere affrontata con un approccio multidimensionale per sviluppare una soluzione in modo integrato, non attraverso misure estemporanee come i bonus, né con interventi a tempo, ma con l’azione congiunta di tutti gli attori sociali”.








