Nello scenario attuale, “le materie prime critiche che erano considerate un capitolo tecnico per l’industria per l’economia dell’intelligenza artificiale, sono diventate quello che il petrolio è stato per l’economia industriale del Novecento.
Chi le controlla verifica i tempi, la direzione e il prezzo della prossima evoluzione mondiale. Questa è la posta in gioco”.
Lo ha detto Valentino Valentini, vice ministro delle Imprese e del Made in Italy, intervenendo, nella sede del Ministero, all’inaugurazione della mostra “Dal sottosuolo alle tecnologie digitali e green: viaggio nelle materie prime critiche per le nuove filiere del Made in Italy del futuro”.
Un’esposizione promossa dal Mimit, in collaborazione con l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e Deloitte, per sottolineare il ruolo strategico delle materie prime critiche per la competitività del sistema produttivo, la transizione energetica e digitale e lo sviluppo delle tecnologie del futuro.
“Se guardiamo la storia ogni grande transizione geopolitica ha generato un proprio ciclo di investimenti: dopo la guerra mondiale il capitale ha finanziato la ricostruzione, dopo la caduta del Muro ha finanziato la globalizzazione.
Oggi si apre un terzo capitolo, che si scrive attorno a energia, semiconduttori, materie prime critiche, difesa, spazio.
Si tratta di una nuova architettura economica, e le materie prime critiche ne sono il fondamento fisico.
Oggi si può essere un Paese che subisce questa transizione o un Paese che la vuole governare da protagonista.
L’Italia ha scelto la seconda strada non con dichiarazioni di intenti ma con atti concreti”.
Tra questi Valentino Valentini ha citato la strategia organica dedicata alle materie prime critiche e strategiche, il progetto per un centro di stoccaggio a Porto Marghera, i progetti strategici sul riciclo, l’attivazione del Fondo Nazionale per il Made in Italy, uno dei principali strumenti finanziari nazionali dedicati alle materie prime critiche, la partecipazione al Critical Raw Materials Board, la sottoscrizione di accordi con Canada, Australia, Kazakistan, Emirati Arabi Uniti, “perché nessuna autonomia industriale si costruisce isolandosi dal mondo”.
“In questo capitolo l’Europa ha una possibilità che non può permettersi di sprecare.
Possiede ingegneria di livello mondiale, manifattura avanzata, competenze aerospaziali ed energetiche: il suo limite non è più l’ambizione, ma l’esecuzione.
Ed è proprio nell’esecuzione che l’Italia intende giocare un ruolo da protagonista, non da comprimaria.
Il controllo è la nuova scarsità: controllo dell’energia, dei semiconduttori, delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, delle materie prime critiche, dello spazio.
È lì che nasceranno i protagonisti economici del prossimo decennio”.








