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USA e Cina, sale la tensione sull’autonomia di Hong Kong

“Hong Kong non è più autonoma e gli Stati Uniti le toglieranno lo statuto speciale”. Parola del Segretario di Stato americano Mike Pompeo ed è bastato questo per far risalire la tensione tra Usa e Cina. Il governo di Hong Kong ha espresso “forte opposizione” alle critiche americane sull’autonomia perduta con la legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino. In una durissima nota, un portavoce ha contestato “la minaccia di sanzioni che hanno lo scopo di interferire con la politica di un altro luogo” violando il diritto internazionale e le pratiche internazionali”, mettendo in guardia che, “nelle relazioni Hong Kong-Usa, qualsiasi sanzione è un’arma a doppio taglio che non solo danneggerà gli interessi di Hong Kong, ma anche significativamente quelli degli Usa”.

La decisione, richiesta dalla legge federale, non solo si va ad incastonare in un momento in cui tra Usa e Cina la polemica sul Coronavirus è all’ordine del giorno, ma equivale a una condanna da  parte degli Stati Uniti della volontà cinese di imporre un maggiore  controllo su Hong Kong, attraverso una legge sulla sicurezza nazionale,  che ha innescato nuove proteste contro Pechino. Inoltre la decisione apre la strada all’adozione, da parte del presidente americano Donald Trump, di una serie di misure, dalla revoca degli accordi speciali  sugli scambi, all’imposizione di sanzioni contro le persone coinvolte  nella repressione delle libertà civili nel territori di Hong Kong. “Questa decisione non mi piace affatto ma un solido processo decisionale richiede il riconoscimento della realtà – ha detto il Segretario di Stato Pompeo – ora è chiaro che la Cina sta modellando Hong Kong a sua immagine e somiglianza”.    

LA POSIZIONE CINESE
Una portavoce cinese a Washington ha accusato gli Stati Uniti di intromettersi nei suoi affari interni e ha affermato che la legislazione sulla sicurezza nazionale in corso non ha alcun effetto sull’autonomia di Hong Kong o sui diritti dei residenti e degli investitori stranieri. “Prenderemo le contromisure necessarie in risposta”.

L’AUTONOMIA DI HONG KONG
Hong Kong è stata una delle economie più libere del mondo per 23 anni, da quando Pechino ha preso il controllo del territorio dal Regno Unito, ottenendo un’autonomia limitata. L’approvazione da parte degli Stati Uniti  dello status speciale di Hong Kong è servita da sigillo di approvazione  del ruolo della città come centro finanziario globale con uno stato di  diritto di tipo occidentale. Uno status speciale che ha consentito di esportare apparecchiature a  tecnologia avanzata statunitensi, che non possono essere vendute in Cina. Hong Kong ha poi fornito il supporto statunitense alla rappresentanza  separata della città nelle organizzazioni internazionali, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità alla Banca Asiatica di Sviluppo.

COSA ACCADE
La decisione statunitense non modifica lo status e la rappresentanza internazionale di Hong Kong in tali organizzazioni ma potrebbe mettere in discussione la possibilità di portare avanti tali accordi. Ma è altamente probabile che la nuova valutazione statunitense riduca la fiducia delle imprese degli Stati Uniti e straniere  sul territorio di Hong Kong.

LA POSIZIONE INGLESE
Un portavoce del Regno Unito ha affermato che “anche il Governo è profondamente preoccupato per la legislazione e che si sta coordinando da  vicino con gli alleati per una risposta”. Pompeo e il segretario agli  Esteri britannico, Dominic Raab, hanno già parlato al telefono prima della decisione Usa.

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