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Treviso, 14mila emigrati in un anno | L’analisi

Emigrazione dalla provincia di Treviso in aumento

La provincia di Treviso continua a registrare una crescita significativa del fenomeno migratorio verso l’estero. Nel giro di un anno il numero di residenti iscritti all’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, è aumentato del 9%.

Secondo quanto riportato da Il Corriere del Veneto, gli iscritti sono passati da 158.901 a 173.174, con un saldo di 14.273 persone che hanno scelto di trasferirsi fuori dall’Italia.

Il dato conferma una dinamica che negli ultimi anni si è consolidata nel territorio. La provincia trevigiana, infatti, si conferma ancora una volta una terra di emigrazione.

Emigrazione oltre i livelli pre-pandemici

Il fenomeno mostra segnali di accelerazione. Nel 2024 il tasso di emigrazione nella provincia di Treviso ha raggiunto lo 0,65%, superando i livelli registrati prima della pandemia.

Questo andamento si inserisce in un quadro demografico complesso. Nonostante l’elevata qualità della vita del territorio, la popolazione mostra segnali evidenti di trasformazione.

In particolare rimangono sul territorio soprattutto le fasce più anziane della popolazione, che incidono sempre di più sul sistema sanitario e assistenziale locale.

Il divario tra nascite e decessi

Accanto alla crescita dell’emigrazione emerge un altro elemento rilevante. Il divario tra decessi e nuovi nati registra infatti un saldo negativo significativo.

Il bilancio demografico segna un meno 17.524, confermando una dinamica di progressivo squilibrio tra generazioni.

In questo contesto l’emigrazione dei residenti rappresenta un ulteriore fattore che contribuisce alla trasformazione demografica del territorio.

Marini: “Una trasformazione profonda”

Il fenomeno viene analizzato anche dal punto di vista sociologico. Daniele Marini, professore di Sociologia del Territorio e Sociologia dei Processi Economici presso l’Università degli Studi di Padova, sottolinea la portata strutturale del cambiamento.

«Stiamo affrontando una trasformazione profonda e non invertibile nell’immediato», afferma il ricercatore.

Secondo Marini anche un eventuale aumento delle nascite non produrrebbe effetti nel breve periodo. «Se anche le giovani generazioni oggi iniziassero a fare più figli, i risultati si vedrebbero tra vent’anni», osserva.

Il nodo demografico e le conseguenze sul territorio

Per il docente il tema demografico rappresenta oggi una delle principali sfide per il territorio.

«Il tema demografico è il tema dei temi», sottolinea Marini, evidenziando come la diminuzione della popolazione produca effetti concreti sulla vita delle comunità.

Secondo il professore la carenza di persone si riflette direttamente sul sistema educativo e produttivo. «La carenza di persone si riflette sul fatto che le scuole si chiudono», osserva, aggiungendo che le imprese faticano a trovare personale.

Stabilità e autonomia per le nuove generazioni

Nel suo intervento Marini pone infine l’attenzione sulle condizioni necessarie per favorire scelte di vita più stabili da parte dei giovani.

«Le giovani generazioni hanno bisogno di maggiore stabilità», afferma il sociologo.

Una stabilità che riguarda anche la possibilità di autonomia abitativa e lavorativa. «Per poter uscire di casa senza dover farsi aiutare dai genitori», conclude Marini, indicando la necessità di intervenire su un «sistema che deve essere rivisto».

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