La Pubblica amministrazione italiana si trova in una fase di passaggio epocale.
Dopo anni di contrazione del personale, a partire dal 2023 ha definitivamente superato gli effetti del blocco del turnover, tornando a un saldo occupazionale positivo (+12.707 unità), trainato da assunzioni di donne.
Ma l’età media resta alta, il 66,5% dei lavoratori ha più di 45 anni e nel prossimo decennio una quota significativa della forza lavoro lascerà il servizio per limiti di età.
Ora la sfida è gestire il passaggio di testimone tra pensionati e nuovi assunti, tutelando il know-how costruito negli anni.
È quanto emerge dal rapporto di Randstad Research ‘Pa-rtire dal futuro, la trasformazione della Pubblica Amministrazione italiana’ presentato oggi a Forum pa, in un convegno a cui hanno partecipato Claudio De Masi, chief public administration officer Randstad e presidente Fondazione Randstad AI & Humanities, Paolo Vicchiarello, capo dipartimento della Funzione Pubblica, Federica Romano, coordinatrice Randstad Research e Rossella Fasola, presidente Fondazione Its Academy Tech Talent Factory.
Secondo Randstad Research, la PA italiana sta abbattendo i confini che storicamente la separavano dal privato: offre percorsi di carriera speculari, attrae professioni che prima le erano estranee, tra i neoassunti ha il 47,7% di laureati e il 49% di contratti a tempo indeterminato.
Ma l’amministrazione è anche molto più “mobile” del passato e ha di fronte la sfida di trattenere i talenti: il tasso di turnover è raddoppiato in dieci anni, come la probabilità di abbandonare un contratto a tempo indeterminato entro tre anni nella coorte 2020-2022, segno di un’occupazione giovane e qualificata che si sposta facilmente verso posizioni più favorevoli.
Cresce anche la quota di chi arriva dal privato (oggi il 16,6%) o entra per la prima volta nel mercato del lavoro (23%).
In tutto questo, una parte crescente delle professioni pubbliche è esposta all’impatto dell’IA.
Per i vertici e le professioni specialistiche significa soprattutto un lavoro potenziato dalla tecnologia, mentre per un numero significativo di amministrativi e tecnici vulnerabilità alla sostituzione delle attività.
Analizzando la forza lavoro della PA secondo l’indice di esposizione all’automazione di Osborne e Frey (che misura la sostituzione sui processi routinari) e quello all’IA di Felten, Raj e Seamans (che misura l’esposizione su mansioni cognitive non routinarie), infatti, emerge che per 92mila lavoratori pubblici l’AI non avrà effetti, per 270mila sarà uno strumento di potenziamento di capacità analitiche e decisionali, per 290mila c’è un effetto ambivalente tra supporto e sostituzione, ma per 82mila persone c’è un alto rischio di sostituzione delle attività.
È necessario governare la trasformazione, accompagnando i profili più esposti verso compiti a maggior valore aggiunto.
“La Pubblica Amministrazione italiana, dopo oltre un decennio di contrazione e inerzia, ha invertito la rotta, avviando una stagione di profonda rigenerazione” – afferma Federica Romano, Coordinatrice di Randstad Research.
“La combinazione tra uscita di competenze storiche e trasformazione tecnologica rappresenta al tempo stesso una sfida e un’opportunità straordinaria, che se governata in modo efficace può consentire di compiere un salto di qualità: aumentare produttività, migliorare l’efficienza dei servizi e diventare motore della crescita economica.
L’Intelligenza Artificiale non deve essere vista come una minaccia di sostituzione, ma una leva di potenziamento: automatizzando i compiti ripetitivi, permette di umanizzare il lavoro pubblico, restituendo spazio al giudizio, all’intuizione e alla creatività dei dipendenti” – continua.
“Le prospettive dei prossimi anni – aggiunge Rossella Fasola, presidente di Fondazione Its Academy Tech Talent Factory – “non possono prescindere da un radicale superamento del racconto d’inerzia sul settore: è necessario trasformare l’immaginario del ‘posto fisso’ nell’orgoglio del ‘posto giusto’ per chi desidera incidere sul futuro del Paese.
Al tempo stesso, lo Stato deve riscoprirsi come un laboratorio di cittadinanza, dove l’etica del lavoro torni a essere un modello ispiratore per l’intera società.
Alla luce di queste considerazioni, è stato avviato un confronto tra Tech Talent Factory, Randstad e il Dipartimento della Funzione Pubblica con l’obiettivo di raccogliere i fabbisogni emergenti della PA in ambito Ict e tradurli in un percorso formativo dedicato.
Nasce quindi l’idea di un nuovo percorso Its biennale per la formazione di un ‘Esperto dei sistemi informativi nella Pubblica Amministrazione’, progettato per rispondere in modo concreto alle esigenze di trasformazione digitale del settore pubblico e, allo stesso tempo, per avvicinare i giovani a opportunità professionali nella PA”.
La Pubblica Amministrazione in senso stretto (ministeri, enti, agenzie e amministrazioni centrali e territoriali, escludendo sanità e istruzione) è composta da 1.181.762 occupati, che costituiscono l’ossatura amministrativa dello Stato.
Un sistema con profondi squilibri demografici, una marcata eterogeneità territoriale e una dinamica retributiva che fatica a tenere il passo con l’inflazione.
Il 66,5% dei lavoratori ha più di 45 anni, i giovani sotto i 25 anni sono appena l’1,9% del totale.
I maschi sono il 64,8%.
Il 52,8% del personale possiede un diploma, mentre i laureati sono il 36,5%.
Geograficamente, al Nord la PA compete con un settore privato forte per l’attraction di talenti, al Sud essa rappresenta spesso il principale pilastro della stabilità occupazionale per i profili qualificati.
Le dinamiche retributive mostrano una perdita generalizzata del potere d’acquisto nel periodo 2015-2023.
Nonostante una crescita nominale dei salari (pari al 21,4% nella PA in senso stretto), l’impennata inflattiva ha eroso i benefici dei rinnovi contrattuali in quasi tutte le regioni.
La PA è sempre più un ecosistema multidisciplinare, che attinge da quasi tutti i settori economico-professionali: oltre che amministrative, assorbe competenze tecniche, digitali, finanziarie e operative.
Dopo un lungo periodo di contrazione che ha toccato il punto minimo nel biennio 2015-2016 (83 mila attivazioni di contratti e un’incidenza sul totale dei contratti nazionale scesa all’1,6%), la PA dal 2017 ha avviato una fase di ripresa, culminata nel picco di attivazioni del 2022 (127mila contratti) grazie allo sblocco dei concorsi e alle necessità del Pnrr.
Le donne rappresentano circa il 60% dei nuovi ingressi e si assiste a un deciso innalzamento dei livelli di istruzione: la quota di laureati tra i neoassunti nel 2023 è del 47,7%.
Parallelamente, si osserva un’inversione di tendenza verso la stabilità contrattuale, con i contratti a tempo indeterminato che nel 2023 hanno raggiunto il 49% delle attivazioni.
L’analisi dei saldi annuali tra attivazioni e cessazioni mostra nel periodo compreso tra il 2010 e il 2021 saldi costantemente negativi.
I primi segnali di una controtendenza arrivano nel 2019 e nel 2022, con saldi lievemente positivi, ma la vera svolta è nel 2023, quando per la prima volta dall’inizio della serie storica, la PA registra un saldo totale attivo di +12.707 unità.
Un risultato storico trainato quasi interamente dalle donne, che fanno segnare un saldo positivo di 12.401 unità.
Nel 2023 il tasso di rimpiazzo è del 115,4%, passando da una fase di erosione a una di crescita netta.
Ma la nuova PA che sta nascendo è un’amministrazione dove l’espansione è quasi totalmente ad appannaggio femminile.
LE COMPETENZE CHIAVE DEL FUTURO.
Le oltre 9.000 assunzioni previste per il prossimo triennio sono il segnale di un cambiamento.
Tuttavia, secondo Randstad Research inserire nuove leve non basta se non si interviene sulla cultura organizzativa.
E il cuore del cambiamento risiede nell’evoluzione dei profili di competenze verso un mix ibrido di capacità anche digitali.
Tra le competenze chiave c’è l’E-Leadership e la gestione strategica del cambiamento, lavorando per obiettivi in contesti agili.
Poi una nuova sensibilità verso i dati e la privacy, con la protezione delle informazioni vissuta come principio di design del servizio pubblico, capacità di integrazione tra Intelligenza Artificiale e governance etica che mantenga sempre l’uomo al centro delle decisioni, competenze in comunicazione e sostenibilità.
Randstad Research ha identificato alcune figure strategiche multidisciplinari che rappresenteranno il motore della transizione: professionisti capaci di governare la complessità amministrativa, etica e sociale dell’innovazione tecnologica, garantendo cambiamento culturale e orientato al valore pubblico.
Ci sono il “Manager della transizione culturale ed e-Leader”, dirigente chiamato ad esercitare la propria funzione in un contesto trasformato dalla tecnologia; l’“Analista dei dati amministrativi”, un funzionario esperto in data governance che trasforma i flussi informativi in decisioni concrete; l’“Ethical AI Auditor” che supervisiona l’adozione di algoritmi nei procedimenti amministrativi e verifica che l’IA non produca decisioni discriminatorie; il “Sustainability e green procurement manager”, responsabile dell’integrazione degli obiettivi di sostenibilità negli appalti e nelle strategie dell’ente.
Rielaborando le indicazioni del piano triennale per l’informatica, che pone particolare attenzione alla governance del cambiamento, Randstad Research ha identificato inoltre alcune professioni con competenze digitali strategiche nelle diverse aree.
Nella strategia e governance, spicca il ruolo del responsabile per la Transizione Digitale, vero motore del cambiamento, affiancato dagli Integration Team che pianificano il valore pubblico.
Nelle infrastrutture e dati, figure come lo specialista Ict e l’esperto di Data Governance diventano essenziali per rendere la PA informata ed efficiente.
Nella sicurezza e trasparenza, sono cruciali il Responsabile della Cybersicurezza e l’esperto di gestione.








